Artigianato a picco, male i primi nove mesi dell'anno

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Male l'artigianato abruzzese. Lo conferma il saldo tra nuove imprese e cancellazioni avvenuto nei primi nove mesi dell'anno.

ABRUZZO. Male l'artigianato abruzzese. Lo conferma il saldo tra nuove imprese e cancellazioni avvenuto nei primi nove mesi dell'anno.

Secondo  l'elaborazione realizzata dal Centro studi regionale della Cna, su dati di Infocamere, tra gennaio e settembre si è verificato un decremento doppio rispetto della media nazionale: 0,36% contro 0,18%. Una caduta impressionante rispetto alla stessa data del 2010, quando negli stessi primi tre trimestri dell'anno l'Abruzzo aveva fatto registrare una crescita dello 0,47% rispetto al 2009.

Ma il flop delle imprese artigiane diventa ancora più impressionante se confrontato con l'andamento generale delle imprese: in Abruzzo, infatti, dopo tre anni di crescita molto modesta (2007, 2008 e 2009), nei primi tre trimestri del 2011 le imprese sono cresciute in generale di 1.504 unità, continuando una performance positiva iniziata nel 2010 (allora, +1.962). Tutto l'opposto, insomma, del “profondo rosso” che segna l'artigianato, il cui decremento è stato di ben 130 unità, quasi tutto concentrato in tre province su quattro: Teramo (-51, pari un decremento dello 0,53%), Pescara (-55; -0,66%), Chieti (-22; -0,22%). Fa eccezione la sola realtà aquilana, che resta in sostanziale equilibrio (-2), ma dopo essersi lasciata alle spalle quell'”effetto-sisma” che nel 2010 aveva determinato un forte incremento di micro imprese, grazie al boom del settore delle costruzioni. «Si interrompe un trend positivo che nel periodo che va dal 2000 al 2007 aveva visto il settore artigiano abruzzese crescere a ritmi più elevati di quelli medi nazionali – sintetizza il responsabile del Centro studi della Cna, Aldo Ronci – mettendo in evidenza una perdita di vitalità preoccupante.

E' probabile anche che l'andamento positivo delle nuove imprese in generale rappresenti una parziale risposta alla perdita di 24mila posti di lavoro avvenuta nel 2009, ma si tratta di capire quale capacità di tenuta abbiano queste nuove attività sul mercato».

Quanto ai settori, le imprese artigiane presentano il segno negativo in tutte le attività. La ricerca condotta dal Centro studi della confederazione artigiana presieduta da Italo Lupo afferma che la caduta più consistente è stata registrata nel manifatturiero (-121), seguito dalla riparazione di auto e apparecchi per la casa (-40), dall’agricoltura (-11), dalle costruzioni (-7). Segno positivo, al contrario, per attività ricettive (+23) e servizi (+16). La distribuzione delle variazioni delle imprese artigiane per attività economiche nelle province abruzzesi, infine, non è stata  omogenea. Così, se le costruzioni registrano un forte decremento a Teramo (-46 unità), le stesse crescono all’Aquila (+25) e a Chieti (+16), mentre i servizi realizzano una crescita di 32 unità a Teramo e un decremento di 21 a Pescara. Ma nel caso aquilano, avverte la Cna «il mancato avvio della ricostruzione pesante delle aree terremotate, rischia di trasformarsi da opportunità a ulteriore fattore negativo».

«Nonostante la cronica assenza di risorse destinate alle micro-imprese, pure esistono misure utilizzabili, nella legge regionale per l'artigianato, purtroppo ancora inapplicata, per aiutarle nella fase di avvio dell'attività». Lo sostiene il presidente regionale della Cna, Italo Lupo, secondo il quale «visti i dati allarmanti contenuti nella indagine condotta dal Centro studi della confederazione artigiana sull'andamento del settore nei primi nove mesi dell'anno, occorre mettere subito in campo alcune azioni per aiutare il cosiddetto start-up e la trasmissione d'impresa. Dunque, occorre che la Regione individui altre, possibili fonti di finanziamento (Fondi Fas, bandi comunitari) per dare applicazione a queste misure».

A detta della Cna abruzzese, questi interventi permetterebbe alle nuove imprese di rimanere con più facilità sul mercato: in sostanza, un pacchetto di misure e servizi professionali per la competitività che potrebbero favorire il superamento della soglia critica di sopravvivenza, che per le micro-imprese vuol dire spesso non oltrepassare i primi tre, cinque anni di vita.

Quanto alla trasmissione d'impresa, secondo stime della stessa Cna, sono centinaia ogni anno le imprese artigiane costrette a chiudere i battenti per mancanza di ricambio, dopo la cessazione dell'attività del titolare, in genere per raggiunti limiti di età: «Se, come dice la stessa legge regionale, si mettesse in campo un percorso in grado facilitare l'incontro tra chi cessa e chi vuole subentrare, anche in questo caso attingendo a strumenti come la formazione o il tutoraggio, credo sarebbe possibile garantire la sopravvivenza di una buona parte di queste imprese».

 17/11/2011 13.57