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L’intervento. «Su Bussi basta strumentalizzazioni: il Comune deve acquisire aree Solvay»

Scrive Antonio Scardone militante di An

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AREA INDUSTRIALE DI BUSSI

Area industriale di Bussi

            RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO                           

 


Sulle intricate vicende di Bussi riceviamo alcune riflessioni di Antonio Scardone, ex collaboratore dell’assessore Alfredo Castiglione, militante di An, e da tempo si occupa della questione del Sin di Bussi partendo dall’on Marcello De Angelis passando per            l’allora sottosegretario all’ ambiente Roberto Menia che spinse l’istituzione del Sim anche per evitare l’insediamento Orim.

                  Ecco il suo intervento integrale.   



Desidero fare alcune precisazioni relativamente al reale stato dei fatti della bonifica dei siti contaminati di Bussi officine, perché la disinformazione e la mistificazione, sistematicamente praticate sull’argomento, non danno alcun contributo costruttivo alla soluzione di problemi molto gravi, che hanno una dimensione regionale e nazionale.

Per tali motivi è necessario premettere che le aree contaminate da inquinamento chimico sono molto ampie, relativamente al territorio di Bussi esse comprendono le zone a nord dello stabilimento ex Solvay, quindi le famose discariche 2A e 2B oggetto della gara per la bonifica bandita dal commissario Adriano Goio, le aree comprese all’interno dello stabilimento ex Solvay, i terreni di proprietà della società nuova Saiga, e quelli dell’intera frazione di Bussi Stazione, in cui sono compresi anche quelli della discarica in località Tre Monti.



    LA DISCARICA TRE MONTI    
Si trova su terreni aventi un proprietario individuato e solvibile, si tratta della Montedison, domando a tutti perché nessuno lo dice, e nessuno sostiene che per bonificarla non è necessario spendere i soldi previsti nel Master Plan, perché a farlo dovrebbe essere il proprietario responsabile dell’inquinamento. Trovo fuorviante parlare sempre e solo di cavolate, tralasciando la discarica scoperta dal corpo forestale dello Stato durante le indagini sull’avvelenamento dell’acqua potabile dei pozzi Santangelo.

Se vale il principio in base al quale chi inquina paga, la Regione Abruzzo non dovrebbe spendere i 60 MLN di € previsti nel Master Plan per la bonifica di quella discarica, ma dovrebbe utilizzarli per altro, anche perché si tratta di un terreno di proprietà privata, pertanto su esso non si posso spendere soldi pubblici, perché si andrebbe a concedere un aiuto di stato ad una impresa privata, violando le regole sulla concorrenza, fissate dell’Unione Europea.

Se fossi il presidente della Regione spenderei quei soldi per una bonifica e reindustrializzazione su vasta scala…… grazie alla quale sarebbe possibile coniugare due interessi solo apparentemente contrapposti:

    Quello delle comunità che vivono a valle di Bussi (che si ritrovano     nelle proprie case acqua potabile proveniente da Bussi medesima),     che hanno diritto a non correre più il rischio di ritrovarsi acqua     contaminata nei rubinetti delle proprie abitazioni;
   
    Quello della comunità Bussese, che ha diritto a disporre di una     zona industriale utilizzabile, ed in grado di dare opportunità di     lavoro a tutta la vallata del Pescara, come è sempre stato.
Tutto ciò lo farei perché l’inquinamento principalmente non proviene dalla Tre Monti, come dicono gli ambientalisti, ma proviene dalle discariche 2A e 2B, e in passato dal sito industriale.



    LE DISCARICHE 2A e 2B
Queste discariche si trovano a monte del sito industriale (a sinistra della centrale Turbogas della EDISON se si guarda il sito dalla strada statale), in esse sono state rinvenute una infinità di sostanze tossiche, compresa l’iprite prodotta a Bussi per la guerra dell’Abissinia. Secondo il ministero dell’ambiente e l’ARTA esse sono la principale fonte di inquinamento della falda acquifera del Pescara, pertanto andrebbero bonificate il prima possibile. Il progetto di bonifica integrale è stato preparato dal commissario Adriano Goio, la gara bandita, ma per effetto di un emendamento scellerato, proposto dalla deputata PD Chiara Braga, e firmato dall’On. Castricone, i famosi 50 mln di € per la Bonifica e reindustrializzazione (Concessi dal governo Berlusconi con il decreto mille proroghe, contro il quale votò l’allora minoranza PD in Parlamento), si è perso più di un anno per arrivare all’aggiudicazione. Dopo la morte di Adriano Goio sarebbe bastato nominare un nuovo commissario, e portare avanti il lavoro svolto fino a quel momento. Quanti sostengono che il comune non debba acquisire la proprietà di quelle aree, perché su esso potrebbero ricadere obblighi di chissà quale entità finanziaria, fanno finta di non capire il reale stato dei fatti. Il progetto di bonifica integrale delle discariche, è stato fatto da una società di proprietà del ministero dell’Ambiente, pertanto sostenere che i terreni, dopo una tale opera di bonifica, potrebbero produrre obblighi in capo al nuovo proprietario, vuol dire sfiduciare preventivamente le istituzioni dello stato. Il ministero dice al comune di rilevare i terreni, perché quello è l’unico modo possibile attraverso il quale bonificarli, una società del ministero dell’ambiente fa il progetto di bonifica, però c’è chi sostiene che ciò non sia conveniente, a questo punto mi chiedo come si faccia ad essere impegnati in politica, o nella società civile, sfiduciando preventivamente lo Stato!!!!!!!!!!!! Come si possa avere la faccia tosta di proporre l’occupazione temporanea dei terreni, per bonificarli e riconsegnarli a Solvay bonificati, violando così tutte le regole sulla concorrenza stabilite nel mercato unico Europeo, concedendo uno sfacciato aiuto di stato ad una azienda privata !!! Il tutto accade sapendo che attualmente non è stato identificato il responsabile dell’inquinamento, e se ciò in futuro dovesse accadere, egli potrebbe non essere solvibile!!! Per favore basta con le cavolate……. e, soprattutto coloro che fanno parte del partito che nel recente passato ha democraticamente proposto il tritatutto e la ORIM, sappiano che non tutti i bussesi hanno la memoria corta, ci sono quanti sono pronti a rinfacciare loro il vecchio ed il nuovo , in pubblico ed in modo espresso.

Su questa materia la confusione regna sovrana, e nella confusione si fanno spazio i maestri della mistificazione e dell’opportunismo senza freni, tutto questo va assolutamente evitato.



    LA FABBRICA CHIMICA
Oggi la fabbrica ha un proprietario, è la Todisco del gruppo Caffaro. Il sito industriale in passato, al pari delle discariche 2A e 2B, ha contribuito non poco ad inquinare le falde acquifere; la Solvay, prima di cederlo, ha realizzato un impianto per il trattamento delle acque reflue che dovrebbe evitare il ripetersi dei tristi accadimenti del passato, l’impianto è gestito dal proprietario e viene costantemente monitorato. Ovviamente ci sono quanti sostengono che andrebbero bonificate anche le aree interne, ma le leggi dello stato Italiano consentono di non farlo fin quando su quei terreni ci sono impianti in produzione, e le leggi, finché in vigore, vanno rispettate. La società chimica Bussi quindi ha tutto il diritto di andare avanti con il suo programma di gestione ed investimenti, si, di investimenti perché pare che tra Luglio ed il prossimo settembre si saprà se costruiranno un nuovo impianto.

La politica, le parti sociali, la stampa, gli imprenditori, gli ambientalisti ed i cittadini tutti, devono capire che tutto ciò che riguarda Bussi Officine, e che lì si vorrebbe realizzare, deve avvenire nella massima trasparenza, dopo quello che è accaduto, il timore di ritrovarsi ad affrontare problemi gravissimi, come quello della contaminazione delle falde acquifere, è elevatissimo, LA MASSIMA TRASPARENZA E’ UN DOVERE IRRINUNZIABILE.



Antonio Scardone