A piedi lungo la linea Gustav: tre giovani per le strade d’Abruzzo ricordando la guerra

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Si chiamano Manuele Gianfrancesco, Alberto Amadei e Alfredo De Grandise e sono i ragazzi abruzzesi che dal 28 luglio fino al 6 agosto percorreranno la linea Gustav (tracciata durante il secondo conflitto mondiale), ricordando l’esperienza della guerra.  Un cammino alla scoperta di un passato in cui i protagonisti si caleranno in ricordi e luoghi simbolo: da Ortona a Montecassino, dal Cimitero Canadese a quello Polacco, dalla strage di Sant’Agata a quella dei Limmari, dal bombardamento di Orsogna a quello di Castelnuovo al Volturno. Un itinerario ricco e fatto di storie e racconti che i tre giovani porteranno nella loro bisaccia.

E mentre dialogheranno con i viandanti forse si chiederanno come i conterranei abruzzesi hanno vissuto questa esperienza.

«L’idea di un viaggio a piedi lungo la Linea Gustav è, dal mio punto di vista, affascinante», ha commentato il professor Luciano Biondi, «si potrebbe pensarla come qualcosa da replicare di anno in anno, naturalmente partendo dall’esperienza che i tre ragazzi si apprestano a vivere, operando gli opportuni aggiustamenti e coinvolgendo nel progetto tutti i paesi che il “viaggio” attraversa. Una sorta di appuntamento fisso».

CENNI STORICI

La linea Gustav era una linea di fortificazione approntata in Italia nel tardo autunno del 1943 durante la seconda guerra mondiale che divideva in due la penisola italiana, a nord vi erano i tedeschi, a sud gli alleati e si estendeva dalla foce del Garigliano alla foce del fiume Sangro, a sud di Pescara, passando per Cassino. Numerosi furono gli scontri combattuti sul versante adriatico tra cui la sanguinosa battaglia di Ortona definita come “la Stalingrado d'Italia” tra le truppe tedesche e le forze canadesi (dal 6 dicembre 1943 al 4 gennaio 1944). Persino la vigilia di Natale il combattimento per le vie di Ortona andò avanti con scontri che diventavano sempre più furiosi e corpo a corpo. «Questi ragazzi vogliono ricordare i tragici eventi di questi posti», conclude il professor Biondi, «e credo che sia raro e prezioso ciò che si accingono a fare, è un modo oramai inusuale di trascorrere le proprie vacanze e di intendere il senso del viaggio e del viaggiare. E’ per questo che ho deciso di aiutarli e sostenerli nell’organizzazione del loro progetto».

23/07/2011 9.44