Sulmona rivive l’arte antica e contemporanea tra ''Passato e Presente''

Alessandro Biancardi

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SULMONA. Si chiama ''Passato-Presente. Dialoghi d’Abruzzo'' ed è la mostra artistica che verrà inaugurata venerdì 15 luglio alla Badia di Santo Spirito Al Morrone di Sulmona.

Un evento che dal 15 luglio al 4 settembre porterà alla ribalta l’arte antica e contemporanea abruzzese attraverso la rivisitazione di 16 opere delle collezioni del museo nazionale D’Abruzzo affiancate da altre opere pubbliche e private di artisti contemporanei. Progettata prima del terremoto del 6 aprile 2009 e organizzata con il sostegno della direzione generale per il paesaggio, le belle arti, l'architettura e l'arte contemporanea l’evento è frutto della collaborazione tra la Soprintendenza per i beni Storici, artistici ed etnoantropologici dell’Abruzzo e quella del Lazio, oggi guidate rispettivamente da Lucia Arbace e da Anna Imponente. Dopo il successo ottenuto a Castello Colonna di Genazzano, la mostra si sposta a Sulmona dove metterà in risalto le continuità poetiche e naturali antiche contemporanee ed antiche.

Numerosi sono i richiami al passato e al presente come dimostra il gigantesco scheletro fossile di Mammuth del Pleistocene che trova parallelismi con il Bucranio di Pino Pascali presentato per la prima volta al Premio Avezzano del 1966; oppure i reperti di età romana quali il Coperchio funerario a forma di serpente, il Leone di Tussio (I sec. d.C.) e il Calendario Amiternino (20 d.C.), rispettivamente affiancati dalla forma in travertino di Lucilla Catania (2007), dalla scultura in bronzo Leonessa di Venanzo Crocetti (1937) e dall’opera di Maria Dompè, Suffragium (1995). La vetrata policroma con San Pietro Celestino, risalente al XV secolo, si misura poi con il mosaico di Luca Maria Patella Vas Caelestinus V, vaso-ritratto fisiognomico e la croce processionale del Duomo di San Massimo di Nicola da Guardiagrele (firmata e datata 1434) incontra Icaro di Attilio Pierelli, scultore e orafo che indaga gli spazi pluridimensionali. Non mancherà neppure la tradizione delle ceramiche e del legno. La prima rappresentata dal Paliotto con storie di San Francesco Saverio (1713) composto da diciannove elementi in terracotta smaltata e accostato a Germinazione di Claudio Palmieri, una serie di sculture in ceramica. La seconda, invece, trova spazio nelle preziose tavole del Maestro di San Giovanni da Capestrano della seconda metà del ‘400 che si affiancano all’ opera lignea di Mario Ceroli ed alla spiritualità del linguaggio di Radu Dragomirescu.

Infine, non manca all’appello neanche l’arte tessile con le coperte lavorate al tombolo e un velo da sposa dell’Ottocento che si confrontano con le opere di Christelle Familiari fatta con il filo elettrico intrecciato per ottenere un effetto simile alla trina di un merletto e con i ricami in cenere di Maria Elisabetta Novello.

15/07/2011 16.21