Sovranità monetaria. Pescara ricorda l’esperimento economico di Giacinto Auriti

Alessandro Biancardi

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Sovranità monetaria. Pescara ricorda l’esperimento economico di Giacinto Auriti


PESCARA. Si terrà sabato 14 maggio alle 9.30 presso la sala del consiglio comunale di Pescara il convegno nazionale Sete di Giustizia in onore del prof Giacinto Auriti.

Si tratta del giurista abruzzese, autore di una rivoluzionaria teoria monetaria. A presenziare l’evento saranno giuristi, politici ed ex allievi di Auriti tra cui Umberto Di Primio, sindaco di Chieti, gli avvocati Berardino Fiorilli e Antonio Pimpini entrambi ex studenti del professore, Roberto Veraldi, docente di  Scienze Manageriali dell’UD’A e Andrea Puri, sociologo. Il convegno, alla sua seconda edizione è indetto da Sete di Giustizia, un movimento nato da coloro che credono nella teoria economica di Giacinto Auriti, individuando in essa una soluzione efficace alla piaga sociale del debito pubblico.

Ma chi è Giacinto Auriti e che cosa ha fatto?

Il merito del giurista e fondatore dell’Università di giurisprudenza di Teramo, nativo di Guardiagrele, sta nell’aver individuato la causa del debito pubblico che impoverisce le famiglie, incidendo sulla loro capacità di spesa e di risparmio e costringendole, in casi estremi, al suicidio per insolvenza.

«Perché le persone devono pagare il debito pubblico nei confronti delle banche?», si è chiesto Auriti e la risposta è stata, «perché le banche si ritengono proprietarie della moneta e, dopo averla emessa, la cedono alla collettività a caro prezzo stabilendone il valore economico».

«Ma», puntualizza Auriti,«le banche non sono proprietarie della moneta che invece appartiene al popolo». Dichiarazioni queste che trovano riscontro nel suo ragionamento:«un tempo quando il sistema si basava sulla riserva aurea, la banca poteva dire: la moneta è mia perché la riserva è mia ed in questo caso era legittima la sua pretesa di vantare un certo diritto di credito monetario. Dal 15 agosto 1971( data in cui fu abolita la  riserva aurea su iniziativa di Richard Nixon,storicamente conosciuta come l’abolizione degli accordi di Bretton Woods), gli istituti bancari non possono più vantare interessi sull’emissione della moneta.

Dal discorso di Auriti derivano due conclusioni; la prima è che il valore della moneta (potere d’acquisto)  non può essere stabilito dalle banche  ma dal mercato, dalla gente, attraverso la domanda di denaro. La seconda conclusione è che il valore della moneta è stabilito da chi l'accetta (cittadini) sulla base di una convenzione, e non da chi la emette (banca), questa è la cosiddetta teoria del valore indotto della moneta.

Qual è allora la soluzione secondo Auriti?

E’ necessario che gli stati controllino la moneta. E come? Quando è già in circolo è troppo tardi allora devono controllarla all’atto di emissione perché in quella fase la moneta è ancora di proprietà degli stati.

«Quando all’atto di emissione la banca centrale emette moneta», afferma Auriti,«prestandola alla collettività, carica il costo del denaro del 200% che più interessi e pressioni fiscali aumenta fino al 260-270 %; questa è usura e truffa  ed è la causa del suicidio da insolvenza perché quando il costo di danaro è di questa entità la puntualità dei pagamenti è impossibile».

 E proprio per difendersi da quanti additavano la sua teoria come mera utopia il giurista abruzzese rispose con un esperimento. L’obiettivo era dimostrare che i cittadini possono per convenzione creare il valore della moneta locale senza alcun intervento nè dello Stato nè del sistema bancario. Fu per questa ragione che il giurista nel 2000 mise in circolazione a Guardiagrele i SIMEC (simboli econometrici di valore indotto) di esclusiva proprietà del portatore. Il meccanismo era questo: il cittadino si recava e cambiava il SIMEC alla pari con la lira(moneta in vigore). Per esempio depositava centomila lire e prendeva in cambio centomila SIMEC. I centomila SIMEC valevano duecentomila cioè il doppio, perché il SIMEC per convenzione valeva il doppio della lira, e siccome il cittadino aveva accettato di partecipare alla convenzione, acconsentiva alla nascita del valore convenzionale che non ha riserva. L’esperimento confermò proprio uno dei principi di cui Auriti si faceva portavoce e cioè  che il valore è dato alla moneta solo da chi l'accetta (cittadini) sulla base di una convenzione, e non da chi la emette (banca). 

Questi e molti altri saranno gli argomenti che terranno banco durante il congresso di sabato 14 maggio.

Marirosa Barbieri  11/05/2011 18.31