CULTURA E POLITICA

Il boss dongiovanni diventa scrittore, Pezzopane scrive la prefazione del libro

La senatrice: «chi delinque, espiate le colpe, ha diritto a ricominciare da capo»

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Il boss dongiovanni diventa scrittore, Pezzopane scrive la prefazione del libro

L’AQUILA. Sarà presentata anche a L'Aquila l'autobiografia dell'ex boss del narcotraffico Rino Bonifacio oggi scrittore: la prefazione de ''Malabellavita'' giunto al traguardo della terza ristampa e che verrà presentato al pubblico prossimamente a Roma e Milano, è stata scritta dalla senatrice aquilana del Pd Stefania Pezzopane .
«Quella di Rino Bonifacio - spiega Pezzopane - e' una storia criminale, crudele che provoca rabbia e disagio nel lettore per la gravità dei fatti narrati. Ho accettato di scrivere la prefazione al libro dopo averlo letto tutto d'un fiato e dopo aver conosciuto e incontrato Rino Bonifacio. Ho voluto prima vederlo e conoscerlo, conoscere le sua storia, studiare le carte dei suoi procedimenti, leggere i suoi ricorsi e capire di più di quello che era nel libro. Ma soprattutto ho voluto conoscere, oltre la sua allucinante storia passata, la sua vita presente di padre e compagno amorevole. Conoscendo lui e la sua famiglia, ed il figlio Ciro, stentavo a credere che l'uomo che ho conosciuto potesse essere stato in passato, il criminale dipinto come un mostro dalla cronaca internazionale. Ed invece è così, il Rino di prima, criminale e narcotrafficante, il Rino di oggi, alla ricerca del suo nuovo equilibrio, con la sua famiglia ed il suo lavoro».

Bonifacio, dongiovanni dal fisico palestrato, 45 anni e più di un terzo della sua vita trascorsa dietro le sbarre. 18 anni di carcere duro, fu il primo a importare in Italia l'ecstasy nel 1988. Il suo nome resterà iscritto per sempre nel libro nero del narcotraffico internazionale per essersi fatto sequestrare in un solo colpo, nel 2001, il più grande quantitativo di stupefacenti mai scoperto fino ad allora in Italia, una tonnellata di cocaina, arrivata dalla Colombia nel porto di Livorno occultata dentro blocchi di marmo sottoposti a sapiente carotaggio. E’ uscito di galera ed è in libertà vigilata dal 2010. Obbligo di firma due volte a settimana dai carabinieri. Divieto di lasciare la provincia di Milano e di frequentare pregiudicati.
«A 13 anni rubai la prima auto», racconta di sé, «una Fiat 126. A 14 fregai la Talbot a mio padre. Non arrivavo manco al volante. Durante l'inseguimento, i carabinieri di Rozzano credevano che fosse guidata da un fantasma. Andavo a prelevare i prepotenti a casa e li picchiavo in presenza dei miei amici che avevano subìto qualche sgarbo. In prima media minacciai il professore di fisica davanti a tutta la classe. In terza abbandonai gli studi: ero troppo impegnato a trombare e a fare soldi. Però nel 2004 mi diplomai in ragioneria nel penitenziario di Pavia. E mentre ero recluso nel carcere speciale di San Gimignano m'iscrissi pure all'Università di Siena, facoltà di giurisprudenza».


«Nella mia esperienza politica ed istituzionale», commenta Pezzopane, «ho conosciuto terroristi, assassini, criminali, nelle carceri organizzo ogni anno un premio di poesia tra detenuti. La storia di Rino l'Elite è la storia di un giovane criminale che ha passato la meglio gioventù nelle carceri di massima sicurezza di tutta Italia. Un racconto ai limiti della sceneggiatura cinematografica, che racconta però fatti realmente accaduti, protezioni politiche, impreparazione a combattere il crimine ma anche un'epopea di vita vissuta tra Napoli, Milano, Riccione, Ibiza, Amsterdam, Miami e Colombia, nel fulgore di tutte le tendenze degli anni 80/90. Rino Bonifacio passa da un processo all'altro e da un carcere all'altro. Ancora oggi si trova , dopo 18 anni di carcere con delitti e reati lontani ed alle spalle, in regime di libero vigilato. Io ho conosciuto un Rino nuovo che cerca un'altra vita e la felicità della vita familiare e gli affetti degli amici. Ho scritto questa prefazione perché spero che la storia di Rino, il racconto del passato criminale, e il presente in cui lui cambia vita e scrive la sua storia, possa servire a mettere uno spartiacque col crimine».
«L'Italia deve liberarsi dal crimine e conoscere questa storia vera di persone in carne ed ossa», continua Pezzopane, «che fa capire molto della criminalità italiana ed internazionale. Mentre leggevo il libro Malabellavita a giugno, la procura aquilana arrestava persone a L'Aquila appartenenti al clan dei casalesi e io sollecitavo la presidente dell'antimafia a visitare la mia città. Mi è sembrato quasi un segno. La storia di Rino che finisce la sua storia criminale e ne inizia un'altra . La mia speranza e' che la conoscenza dei fatti possa aiutare la lotta contro la criminalita'. La giustizia deve operare contro il crimine, e chi delinque, però, espiate le proprie colpe, si deve poter ricostruire una propria vita con i propri familiari e ricominciare da capo».