Ricostruzione. Rinvenuti inediti archeologici tra le macerie post sisma

Le scoperte contenute in un volume “Le macerie rivelano”

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Ricostruzione. Rinvenuti inediti archeologici tra le macerie post sisma
L’AQUILA. Resti tornati alla luce e riemersi tra le macerie post sisma.

Si tratta di ritrovamenti inediti di opere sconosciute della Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio a L’Aquila e frammenti di un rosone della chiesa di Santa Giusta, tornati alla luce durante i lavori di messa in sicurezza e di rimozione delle macerie. Le scoperte sono contenute nel secondo volume “Le macerie rivelano” dei “Quaderni di archeologia” (un’iniziativa editoriale), curato dall’ufficio del vice Commissario delegato per la Tutela dei Beni culturali, Luciano Marchetti.
All’incontro di presentazione dei rinvenimenti hanno partecipato anche l’arcivescovo de L’Aquila, Giuseppe Molinari, il vescovo ausiliare Giovanni D’Ercole, il prefetto de L’Aquila, Giovanna Iurato e il consigliere provinciale Luigi D’Eramo.
Tra le scoperte portate alla luce, ha sottolineato l’archeologo Vincenzo Torrieri, «tre sepolture “terragne” infantili nel sub-strato della Cattedrale, collocabili tra la fine dell’età del Ferro e la romanizzazione così come la scoperta di attività insediamentali pre-urbane, di gestione e pianificazione del territorio molto antiche di cui, peraltro, si ha testimonianza nelle strutture in opera poligonale di via Tancredi da Pentina, sul Piazzale della Stazione, riprese e inglobate nelle Mura del Castello di Acquili. Infine frammenti appartenenti ad un rosone obliterato nelle murature della chiesa di Santa Giusta».
Il Soprintendente per i Beni Archeologici per l'Abruzzo, Andrea Pessina, ha sottolineato come ancora una volta i reperti, frammenti di microstoria, permettano di correggere e integrare la storia del passato.
Il lavoro presentato andrà a completare ed aggiornare il catalogo dei reperti pubblicati nel primo volume “Le macerie rivelano” dedicato agli elementi architettonici inediti rinvenuti a L’Aquila nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio e nella chiesa di Santa Maria Paganica ed esposti in una mostra allestita nel 2010 presso la sede di Palazzo Silone.