Pescara festeggia il 66° anniversario della Liberazione dai tedeschi

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Pescara celebra oggi il sessantaseiesimo anniversario della sua Liberazione dalle truppe tedesche, una data segnata dalle migliaia di morti civili, ma anche da pagine di storia uniche.
I bombardamenti che dal 31 agosto del '43 al primo giugno '44 hanno devastato Pescara, hanno distrutto almeno l'80 per cento del suo patrimonio storico, dei suoi edifici istituzionali. Il 9 giugno ‘44 la liberazione di Francavilla al Mare, il 10 giugno Pescara sud e l'11 giugno la parte nord della città.
«Il ricordo – commenta lo storico Stefano Fratini – parte dalla calda estate del '43: in realtà i bombardamenti delle truppe alleate sulla penisola italiana erano iniziati molto tempo prima, ma a Pescara e ai pescaresi la guerra sembrava comunque lontana, era una sorta di autoprotezione psicologica. La guerra era solo nelle ristrettezze economiche, tanto che quando il 31 agosto, alle 13.22, il cielo all'improvviso venne oscurato dall'arrivo degli aerei americani, nessuno, nonostante il suono delle sirene, corse verso i rifugi antiaerei realizzati in via Puccini o in via del Circuito». Tanti rimasero a guardare quello spettacolo di colori, mai immaginando che la scarica di bombe si sarebbe riversata sul capoluogo adriatico e infatti fu la strage.
Il 31 agosto del '43 sotto quella scarica di bombe morirono almeno mille persone, quasi tutte civili, e in tal senso l'unico censimento esistente è quello fatto dal custode del cimitero che, mano a mano che arrivavano i cadaveri, ne annotava il nome.
«Venne distrutto lo storico albergo Leon D'Oro accanto alla stazione centrale», ricorda ancora Fratini, «vennero colpiti l'Istituto Acerbo, il Palazzo del Governo e delle Poste, il centro venne distrutto, mentre i cosiddetti ‘obiettivi militari' come la stazione ferroviaria o le industrie rimasero illese. Subito dopo scattò lo sfollamento della popolazione che si rifugiò nell'entroterra – ha proseguito Fratini – e per la prima volta nella storia anche le Autorità emigrarono in altri siti vicini, ritenuti più sicuri, come l'amministrazione provinciale, quella comunale, la Questura, persino i Vigili del Fuoco presero sede a Carpineto della Nora e la Prefettura a Civitaquana».
Il 14 settembre il secondo bombardamento che, questa volta, colpì la stazione e anche Porta Nuova; subito i tedeschi, che erano entrati a Pescara appena il 12 settembre, ordinarono l'evacuazione completa della città che a quel punto rimase in balìa dei predoni tedeschi che portarono via le campane, le statue sul ponte Littorio, ogni cosa.
«Da quel momento cominciò il periodo più duro per Pescara», continua Fratini, «l'autunno del '43 e l'inverno-primavera del '44, uno degli inverni più pungenti vissuto sotto i bombardamenti continui, come quello di ottobre, novembre, dell'8 e 31 dicembre, di gennaio, febbraio, che devastarono anche l'entroterra, sino all'ultimo attacco del primo giugno del '44 sulla costa».
Poi ci fu la risoluzione del conflitto, il 4 giugno venne liberata Roma, e il Comandante Supremo dei Tedeschi ordinò al Provinciale di ritirarsi il 7 giugno a ovest del fiume Pescara, ritiro che avvenne lasciando terra bruciata.
Il 9 giugno ci fu la liberazione di Francavilla al Mare e il 10 giugno di Pescara, anche se la popolazione ha potuto far ritorno in città solo il 14 novembre del '44 per dare il tempo agli americani di sgomberare le macerie e di rimuovere le 400mila mine lasciate in città, segno del ruolo strategico che aveva Pescara, pensando che Pisa contò solo 100mila mine.
Non solo: Pescara venne invasa da 40mila tedeschi, i morti furono 4-5mila e l'80 per cento degli edifici storici venne distrutto.
«La storia – ha aggiunto il presidente del consiglio comunale Licio Di Biase – spiega perché Pescara è una ‘città senza rughe': un territorio che vede distrutto l'80 per cento del suo patrimonio difficilmente può vantare edifici storici. Ma Pescara è una città con una storia importante che oggi celebrerà una delle sue giornate di grande emozione»

10/06/2010 9.07