Mostra d’arte al G8: 9 artisti raccontano l’Abruzzo ai grandi della terra

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Non solo lunghe riunioni e qualche tiro a pallacanestro, per i grandi della Terra. Una mostra sull'arte abruzzese, e sui 45 monumenti gravemente danneggiati da far “adottare” agli altri paesi partecipanti, andrà ad adornare la cornice aquilana del prossimo vertice del G8.
Curata da Gioia Mori e realizzata da Comunicare Organizzando la mostra “9 x 99” (che sta per nove artisti per la città dei novantanove castelli), è l'occasione per riunire diverse generazioni di scultori abruzzesi e per ritrovare le tracce della cultura e spiritualità che avvolge il territorio. La mostra, che si terrà nella famosa Caserma della Guardia di Finanza, sarà aperta da oggi sino al prossimo 31 luglio.
«L'Aquila è una città pensata come una mappa celeste – spiega la curatrice Gioria Mori – nella sua urbanistica cela la sua origine iniziatica, nascosta dietro la ripetizione del numero 9: novantanove piazze, novantanove chiese, novantanove fontane rappresentano la perfezione ed armonia cosmica. Gli antichi infatti rappresentavano cielo terra ed inferi come un triangolo, ed il nove rappresentava l'interezza di questi mondi, separati fra di loro da nove livelli»
Curiosamente sono sempre nove anche i monumenti la cui ricostruzione è stata presa in carico da privati o governi stranieri, come recentemente annunciato dal Ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi.

I NOVE SCULTORI ABRUZZESI

Venanzo Crocetti (1913), uomo appartato e schivo, amplificò la limitata misura umana fino a costruire “giganti della montagna”, in magistrali e monumentali fusioni di bronzo. Una tradizione che trova un'eco nelle imponenti opere di Oliviero Rainaldi (1956), cariche del misticismo antico di una terra percorsa da santi francescani ed eremiti, in cui le case hanno sul portale il monogramma di Cristo e le valli sono punteggiate dalle chiese della transumanza.
Le opere in marmo di Andrea Cascella (1920) nascevano dalla combinazione a incastro di forme archetipiche eleganti e di semplicità classica. E il fratello Pietro Cascella (1921) lavorava quella che definì “l'ossatura della terra”, pietra asportata in dimensioni monumentali, piegata a forgiare forme e uomini di struttura arcaica, volumi essenziali memori delle rigide Madonne in trono medievali o degli antichi strumenti di misurazione. A ben guardare la predilezione per il gigantismo di Crocetti, Rainaldi e i Cascella, viene spontanea una lettura “diacronica” delle opere, fino a rintracciare un punto di partenza in quel Guerriero di Capestrano rinvenuto negli anni Trenta presso L'Aquila, un gigante in pietra calcarea del VI secolo a. C., alto oltre due metri.
Mentre le ceramiche di Giancarlo Sciannella (1943) nascono nel fuoco delle fornaci di Castelli.
Il tempo delle favole narrate dalle donne intorno ai focolari, che come rudi Penelopi tessevano scialli e coperte, è rievocato nel lavoro di Lea Contestabile (1949), e una dimensione di eroica narrazione omerica traspare anche nel lavoro di Paride Petrei (1978), che nella scultura elabora macchine da assedio di memoria rinascimentale, mentre nei disegni dirige l'andamento della grafite e dell'inchiostro.
Dinosauri, varani e fantastici animali scomparsi popolano il lavoro di Sergio Sarra (1961), suscitando il ricordo della meraviglia del ritrovamento negli anni Cinquanta di quell'elefante preistorico riemerso nel territorio di Scoppito, memoria fossile di un tempo in cui la conca aquilana era solo un grande lago.
Licia Galizia (1966) è autrice di armonie scolpite, e i suoi lavori costruiti su sapienti elementi modulari (come facevano i monaci cistercensi) captano attraverso inserimenti di fini lamine d'acciaio (a volte provviste di sensori) ogni minima vibrazione, ogni variazione di energia, il sussurro del vento. Un lavoro sperimentale e d'avanguardia, ma forse “antico” nella città che ricorda le nove sfere del cielo. Il lavoro Onde di Galizia è stato appositamente realizzato per L'Aquila del G8 ed è generato proprio dall'esperienza del terremoto, vissuto in prima persona dall'artista: le lamine che si piegano, si accartocciano e si sovrappongono a “spina di pesce” sono la trasposizione lirica dell'immagine dei mattoni crollati della sua casa, disposti in quel disegno dal movimento delle onde sismiche; ma sono anche l'idea delle onde del mare che hanno accolto l'artista sulla costa abruzzese, dove si è rifugiata. Onde è il primo frutto artistico nato dal caos e dal dolore della notte del 6 aprile”.
s.t. 06/07/2009 11.19