Dopo 3 secoli si ferma la festa dei serpari

Alessandro Biancardi

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Dopo 3 secoli si ferma la festa dei serpari

COCULLO. Bisogna fermarsi, non c'è alternativa. Anche la festa dei serpari di Cocullo è costretta ad arrendersi difronte alla furia del terremoto.
Ha deciso così il sindaco del paese al confine tra la Marsica e la valle Peligna, Nicola De Risio. «E' troppo pericoloso», ha detto amareggiato, «far transitare migliaia di turisti e fedeli all'interno del centro storico che è parzialmente inagibile».
Perché di turisti per questo evento ne arrivano veramente tanti e in questo momento potrebbe essere un pericolo.
Anche perché il primo cittadino fa sapere che sono pericolanti e inagibili anche le due chiese, quella di San Domenico e l'altra parrocchiale nella piazza del paese.
«Abbiamo dovuto prendere a malincuore questa decisione ma non potevamo rischiare», ha detto.
La festa di San Domenico si svolge ininterrottamente da oltre tre secoli il primo giovedì di maggio.
La prima fase della festa consiste nella ricerca e nella cattura dei serpenti (tutte specie non velenose), e la ricerca inizia con l'avvento della primavera.
Il giorno della festa dei serpari inizia con la folla che tira con i denti la campanella della cappella di San Domenico, situata all'interno della chiesa di Cocullo.
Segue poi la processione della statua del santo su cui vegono posti i serpenti raccolti nei giorni precedenti, la tradizione vuole che anche tutti i fedeli al seguito vengano obbligati ad esserne ricoperti.
Al termine della festa i serpenti vengono lasciati liberi e vengono riportati al loro habitat naturale dai serpari.

17/04/2009 9.28