Il 60% del patrimonio artistico a rischio crollo

Alessandro Biancardi

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ROMA. Dalla Basilica di Collemaggio al Duomo, dalla Fortezza alla Chiesa del Suffragio, il terremoto che ha devastato l'Aquila ha inferto colpi durissimi al patrimonio dell'arte.
E ancora una volta, dopo i disastri di Assisi, ripropone l'urgenza della prevenzione.
Perché almeno il 60% dei beni culturali, in Italia, 140-150 mila edifici secondo stime di massima, è a rischio sismico.
Eppure prevenire si può, ripetono gli esperti, e costa molto meno che ricostruire. A ricordarlo sono i tecnici del ministero dei beni culturali, che insieme alla protezione civile già dal 2007 hanno messo a punto le Linee Guida per la Verifica e la riduzione del rischio sismico per il patrimonio culturale, adottate poi in una direttiva della Presidenza del Consiglio che impone la verifica della vulnerabilità del patrimonio entro dicembre 2010.
Oggi a Roma ne parleranno in un convegno organizzato alla Casa dell'Architettura con l'ordine degli architetti. Esponenti del ministero e dell'università, ingegneri, architetti, docenti, tecnici della protezione civile, a confronto (l'incontro era organizzato da mesi ma reso drammaticamente attuale dal sisma di pochi giorni fa) sul tema della protezione del rischio. Dal 2007 qualcosa è stato fatto, ma poco.
«A Firenze si sta lavorando sugli Uffizi e alle Gallerie dell'Accademia, altri edifici sono invece stati già oggetto di verifiche in Veneto», spiega il direttore generale per i beni architettonici Roberto Cecchi.
Il ritardo è evidente: «scontiamo il fatto che la prevenzione è vista come un impaccio senza riscontro immediato», dice.
A frenare c'é stato anche un problema di norme tecniche che ha creato confusione tra i professionisti. Ora però si può ripartire.
Purché si trovi il coraggio di investire, prima che sugli interventi, per fare ricognizioni, suggerisce dalla direzione generale l'architetto Laura Moro, organizzatore scientifico del convegno di oggi: «una cosa che non ha ritorno immediato ma che è prioritaria e in fondo poco costosa».
Importante anche che un programma temporale. Per mettere in sicurezza il patrimonio servono «almeno dieci anni», sostiene Moro, pianificare è importante.
Solo in un secondo momento si dovrebbe passare alla pianificazione e alla realizzazione degli interventi. Per lo Stato, proprietario di circa 5 mila edifici vincolati, una spesa sostenibile.
Ma altrettanto dovrebbe essere fatto dai privati (55mila circa gli edifici vincolati), dalla Chiesa (circa 105 mila edifici) e dagli enti locali (80-90 mila, ma la stima è approssimativa).

16/04/2009 15.08