Un omicidio noir per uno scrittore aquilano

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3364

L'INTERVISTA. ABRUZZO. E' uscito nei giorni scorsi in libreria "Un buon sapore di morte"(Aliberti editore, pp. 176, € 16,00), il nuovo noir di Gabriele Damiani, lo scrittore aquilano scoperto grazie al premio letterario Ilbox, indetto da Aliberti editore.
Ambientato nelle vie e nelle piazze di Civita, fantomatico capoluogo di provincia abruzzese, racconta di una Italia sordida, presuntuosa e mediocre dei nostri anni. Si incontrano nel romanzo una fauna di politicanti, magistrati, mogli, imprenditori e professionisti intrallazzati in giochi torbidi e persi in aride passioni.
La "first lady" della città, moglie del procuratore capo, viene trovata massacrata nel suo letto, e subito il pettegolezzo ne racconta la vita dissoluta, quella di un'ape regina sulla quale il meglio del jet set locale si era posato.
PrimaDaNoi.it ha intervistato l'autore Gabriele Damiani, 52 anni, scapolo, senza figli; laureato in scienze politiche.
All'età di diciassette anni era già cronista in un quotidiano di provincia, "Il Mezzogiorno d'Abruzzo", che da decenni non si stampa più.
In seguito è stato, sia pure non contemporaneamente, imprenditore, consulente fiscale e professore di metodologia della scienza economica, finché è diventato, «forse allo scopo d'imitare Ernest Hemingway», dice, ufficiale del corpo militare della Croce Rossa.

Damiani lei arriva in libreria grazie ad un concorso.Quanto è difficile oggi per un autore emergere?
«Se scrive in maniera noiosa e se sta attento a non mettere nulla di significativo in ciò che scrivere emergere gli sarà facilissimo, perché gli editori pubblicano qualunque cosa, a condizione che sia scritta male. E quando dico "male" intendo infarcita di estetismi e intellettualismi».

E se scrive "bene"?
«Se scrive invece allo scopo di catturare il cuore e il cervello del lettore e se lo sa fare, allora ha solo bisogno di un colpo di fortuna; di trovare cioè qualcuno che sia all'altezza di valutare professionalmente ciò che scrive e abbia il potere di inserirlo nel catalogo di un editore».

Lei questa fortuna l'ha avuta
«Sì, questa fortuna io l'ho avuta il 12 febbraio di quest'anno, quando Edoardo Montolli, direttore della collana "Yahoopolis" dell'editore Aliberti, lesse un mio racconto e mi telefonò per chiedermi se avevo un romanzo nel cassetto. Ne avevo quattro e glieli mandai. Un mese dopo, esattamente il 12 marzo, Montolli mi chiamò per dirmi che i miei testi erano stati accettati. E così, il 27 agosto, "Un buon sapore di morte" è giunto in libreria, benché all'inizio avessero programmato di pubblicarlo in autunno».

Il libro è un noir che ricorda molto gli episodi di cronaca nera alla ribalta negli ultimi anni e sempre più spettacolarizzati e dati in pasto al pubblico. Lei ha preso ispirazione da qualcuno di questi?
«Sì, da un fatto accaduto a L'Aquila nel 1993-94 al quale la stampa locale diede ampio risalto. Si trattò di una ridicola scopiazzatura provinciale di mani pulite e finì in burletta. Mi sono limitato a cambiare i nomi ai protagonisti e, poiché un noir non può finire in burletta ma deve raccontare drammi autentici, ho aggiunto il sangue alla farsa, il dramma alla mediocrità».

Allora anche per il contorno, non proprio positivo, che parla di personaggi mediocri e disposti a tutto ha preso ispirazione dalla realtà? «Sì, gliel'ho già detto, esiste realmente e io mi sono limitato a cambiare nome ai personaggi. Ho dovuto cambiare i nomi perché mi disgusterebbe conferire fama letteraria a gentucola tanto squallida».

Come è nato il suo romanzo?
«Com'è nato? Be', la metto a parte di un segreto del mestiere. In realtà uno scrittore non sceglie le sue storie, sono le storie che scelgono lui. Lo scrittore è solo un tramite tra i personaggi e i lettori».

Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
«Per scrivere "Un buon sapore di morte" ho impiegato un tempo infinito. Lo iniziai nel 1998 e lo finii nel 2003. Ciò è successo perché alla sua stesura ho potuto dedicare non più di due o tre mesi l'anno, in quanto in quel periodo ero molto preso dai miei interessi patrimoniali».

Dove scrive e per quante ore al giorno? «Scrivo nel mio studio-biblioteca, preferibilmente al mattino e, quando la fortuna mi assiste, lavoro quattro ore al mattino e due al pomeriggio».

Lei cosa legge?
«Leggo gli autori che amo. Sciascia, Fenoglio, Pavese, Camilleri, De Angelis, Carver, Hemingway, Greene, Fante, Vonnegut, Maugham, Böll, Cechov, Puškin, Dovlatov, Andrea Vitali, Sebastiano Vassalli, Silone, Flaiano, Fusco e, naturalmente, Simenon».

Nel suo libro anche la cronaca nera e il giornalismo sono protagonisti «La cronaca nera vi gioca un ruolo primario, per il semplice fatto che l'io narrante è il commissario capo Mauro Alesi, dirigente della squadra mobile di Civita, al quale viene affidato l'incarico di indagare sull'omicidio di una donna. Per questo la ricostruzione del delitto viene affrontata in maniera estremamente professionale e tecnica. L'Io narrante è un funzionario di polizia, non un dilettante della domenica. Il giornalismo vi partecipa attraverso il quotidiano locale, "Civitasette", e il Tg 3 regionale».

Prossimi progetti?
«Il 29 giugno ho finito di scrivere un romanzo intitolato "Gaia dagli occhi viola", ambientato anche questo a Civita, e il 30 giugno ho cominciato a scriverne un altro dal titolo "Il primo colpo". Si tratta di un romanzo di fantastoria ambientato nell'immaginaria Volksburg, la cui idea mi venne nel 1982».

"Un buon sapore di morte però non è il suo primo libro…
«No, è il quarto, se si esclude un volume di racconti, dal titolo "I racconti di Civita", e la mia produzione scientifica. Nel 1999 ha pubblicato, con la Besa Editrice, il romanzo "Commedia all'italiana", che narra una vicenda noir accaduta nell'anno di piombo 1977 a Roma, città che ben conosce sia perché vi ha studiato e sia perché, dal 1990 al 1995, vi ha tenuto un corso di "Metodologia della Scienza Economica" presso l'università "La Sapienza". Si trattò comunque di un'edizione puramente nominale, perché non cedette i diritti all'editrice e la Besa, d'altro canto, si è ben guardata dal distribuire una copia che è una».

Quali sono le aspettative di vendita?
«Duecento, duecentocinquantamila copie il primo anno».

a.l. 04/09/2008 9.45