La storia. Mario Lanza, il "Caruso dell’Air Force"

Alessandro Biancardi

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FILADELFIA. Alfredo Arnold Cocozza avrebbe festeggiato 87 anni se non fosse deceduto il 7 ottobre 1959. Sei mesi dopo fu seguito dalla moglie Betty, anch’essa colpita dal grande dolore. Lasciarono quattro giovani figli: Colleen, Elisa, Damon e Marc.


FILADELFIA. Alfredo Arnold Cocozza avrebbe festeggiato 87 anni se non fosse deceduto il 7 ottobre 1959. Sei mesi dopo fu seguito dalla moglie Betty, anch'essa colpita dal grande dolore. Lasciarono quattro giovani figli: Colleen, Elisa, Damon e Marc.

Cocozza nato da papà Antonio, emigrato da Filignano (Isernia) e mamma Maria Lanza, originaria di Tocco Casauria, in quel di Pescara; crebbe nella casa del nonno materno che possedeva una drogheria, coltivava la passione per la pittura ed aveva una ricca raccolta di dischi di Enrico Caruso.
Alfredo (Freddy) era un grande ammiratore del cantante ed ascoltava spesso tutti i dischi del nonno divertendosi a cantare le romanze con la sua naturale voce tenorile. La madre, che possedeva una bella voce da soprano, non poté svolgere l'attività di cantante perché il padre non glielo permise, ma visto il naturale talento del figlio, pur di fargli studiare canto, non si risparmiò di lavorare per diverse ore al giorno.
Freddy poté così studiare con la ex cantante lirica Irene Williams che gli procurò un'audizione all'Accademia di Musica di Filadelfia dove fu ascoltato dal maestro Serge Koussevitzky in “Vesti la giubba” dai Pagliacci. Il maestro sbalordito disse: «Questa è davvero una voce eccezionale,» cui fece eco il critico del New York Times: «Piace in particolar modo la superba potenza della sua voce.»
Seguendo la stella che lo avrebbe guidato nella fama, Freddy assume il nome d'arte di Mario Lanza in onore della madre e poco dopo parte per il servizio militare nella base aerea di Marfa in Texas. Qui intrattiene le truppe e viene soprannominato dai suoi commilitoni ”Il Caruso della Air Force”.
Anche Hollywood intravede la futura “voce” che firma un contratto di cinque anni con la casa discografica RCA. Il servizio militare termina nel 1945 e poco dopo si sposa con Elizabeth “Betty” Hicks di Beverly Hill.
Lanza si trasferisce a New York dove continua a studiare canto e pianoforte col maestro Enrico Rosati, già maestro di Beniamino Gigli. Vince una borsa di studio, firma un contratto con la Columnbia Concert e partecipa ad un tour che lo porta negli Usa, Messico e Canada.

Nel 1947 viene chiamato dalla MGM per interpretare una serie di sette films musicali, nel frattempo continua a tenere concerti, a incidere dischi e a partecipare a programmi televisivi.
Nel 1949 interpreta il suo primo film musicale “Il bacio di Mezzanotte”, quindi riesce a coronare quello che è sempre stato il suo sogno: interpretare un'opera lirica, in Pinkerton nella Madama Butterfly di Puccini, che riceve un successo senza pari.
Sempre nel 1949 incide un disco di romanze considerato dalla Associaton National Record Critics come la miglior registrazione dell'anno. Un anno dopo gira il film ”Il pescatore della Louisiana”, interpretando la sua più famosa canzone “Be my love.”
Subito dopo recita in quella che è stata considerata la sua migliore interpretazione: ”Il grande Caruso”, dove interpreta quindici pezzi del repertorio di Caruso. Col film venderà più di un milione di copie e gli varrà il disco d'oro.
La sua carriera è punteggiata anche da contrattempi, e liti legali con la MGM che gli proibiscono di girare film con altre case cinematografiche e non potrà incidere dischi e partecipare a concerti. Questa parentesi negativa mette a dura prova le finanze del grande cantante.
Con disappunto, Mario parte con la famiglia alla volta della patria dei genitori dove gira un film con Renato Rascel e Marisa Allasio, incide anche la canzone che dà il titolo al film ”Arrivederci Roma”, quindi interpreta il suo ultimo film “Come prima” con Zsa Zsa Gabor.
Intanto la Scala di Milano gli propone “Il Rigoletto”,
Il teatro San Carlo di Napoli gli offre l'opportunità di interpretare un'opera a sua scelta.




Lanza sceglie “I Pagliacci”, purtroppo, però non gli sarà dato modo di coronare il suo sogno. Negli ultimi giorni della sua esistenza accusava forti dolori alla gamba sinistra,segno di avanzata flebite, il 7 ottobre 1959, infatti, a Roma, nella Clinica Valle Giulia dove era stato ricoverato d'urgenza, decedeva per embolia polmonare.
Mario Lanza, temperamentale, carismatico, abusivo, sexy, cantava col cuore, ma fu il suo cuore che cedette, e non – secondo le solite voci maligne, vergognose, che tinsero di scandalo la personalità di uno dei più grandi tenori della storia lirica – che sarebbe stato”controllato dalla malavita.”
Lanza era “The Voice” per milioni di americani e per gli amanti del canto di mezzo mondo. Il suo grande difetto: una vita sregolata, incurante del futuro, amante della buona cucina, che tramava il suo fisico, sordo agli accorati richiami della sua “Betty” affinché controllasse il suo modo di vivere.
«I muri delle case di Filadelfia conservano ancora la voce del nostro Mario,» ebbe a dirci un anziano abruzzese della Pensilvania. «Mario era il nostro orgoglio, la memoria che ci lega alla nostra terra. Il più alto monumento non sarà mai sufficiente a descrivere per i posteri la “Voce” che forse non verrà mai superata.»

Lino Manocchia 12/06/2008 9.06