Michelangelo Antonioni: "Le Montagne Incantate" in mostra fino al 9 dicembre

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Il 30 ottobre alle ore 12.00 si inaugura al Castello Cinquecentesco dell'Aquila, nei suggestivi spazi del Museo Nazionale d'Abruzzo, una mostra dedicata alle "Montagne Incantate" di Michelangelo Antonioni, la serie di opere pittoriche e di ingrandimenti fotografici che il regista cominciò a realizzare alla fine degli anni Settanta, al culmine di una lunga carriera di successi cinematografici.
L'evento, che assume un significato evocativo, vuole essere l'omaggio di una sede museale ad una così carismatica e versatile personalità
artistica. Il progetto, a cura di Anna Imponente, Soprintendente per
il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico per l'Abruzzo, è stato realizzato in collaborazione con le Gallerie Civiche di Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, e con l'Istituto Cinematografico "La Lanterna Magica" e l'Accademia dell'Immagine dell'Aquila Lo stesso Antonioni così spiegava questa esperienza: «Per me regista
si è trattato di una interessantissima sperimentazione. Non mi ha
mai sfiorato il pensiero di toccare il mondo dell'arte, anche perché non saprei a quale forma d'arte assegnare questi oggetti. Se è vero che scarabocchiando quei pezzi di carta sono evaso dal cinema, è anche vero che attraverso l' ingrandimento fotografico in qualche modo al cinema mi sono riavvicinato».
La mostra propone centosessanta opere, sessantasette dipinti originali e novantatré blow up che «esplorano i prodigiosi effetti resi dall'ingrandimento delle minuscole tempere che configurano, agli inizi per casualità, l'immagine della montagna. Si tratta di un'ineffabile forma astratta – scrive in catalogo Imponente - capace di generare sulla carta una serie infinita di possibilità combinatorie». Il progetto, infatti, mette in evidenza i rapporti tra i paesaggi filmici della assai più nota produzione cinematografica, da Deserto rosso (1964), a Zabriskie Point (1970) e Professione reporter (1974), ai film più recenti e ai documentari realizzati nel corso di una lunga carriera, con la serie degli inediti dipinti a tempera di piccolo formato e con gli ingrandimenti d'autore, i cosiddetti "blow up", dal titolo dell'omonimo film del 1966. Una mostra che riesce anche a «coniugare la poetica di Antonioni con l'identità dello spazio; la sede del Forte Spagnolo connotato da un altrettanto grandioso fondale
naturale: il massiccio del Gran Sasso d'Italia che offre una location non neutrale al tema dei paesaggi visionari di Antonioni. Per la particolare ubicazione consente un gioco a effetto, di rimandi e di confronti tra lo spettacolo della mutevole realtà naturale della montagna appenninica che lo contorna e la finzione, o meglio, la autonoma realtà di quei miraggi di monti che non configurano alcuna possibile geografia».
Ingresso gratuito, tutti i giorni, tranne il lunedì, 8.30 -19.30


29/10/2007 9.51