Medaglia d’oro per la cultura e l’arte a Pietro Cascella

Alessandro Biancardi

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ROMA.Con una solenne cerimonia svoltasi a Roma preso il Palazzo Barberini in via delle Quattro Fontane lo scultore pescarese Pietro Cascella è stato insignito del “Diploma di Prima Classe ai Benemeriti della Cultura e dell’Arte”, “per i particolari servigi resi in favore della cultura italiana”. È stato lo stesso ministro Francesco Rutelli, responsabile del Dicastero per i Beni e le Attività Culturali, a consegnare a Cascella la importante onorificenza.
Il vice primo-ministro si è soffermato sull'opera di Pietro Cascella, citando fra l'altro proprio l'opera “la Nave” di Pescara, ed evidenziando la sua competenza sul tema, essendo nipote di un altro grande scultore del novecento italiano, Mario Rutelli ((Palermo 1859 - Roma 1941), autore fra l'altro della monumentale fontana delle Naiadi in piazza dell'Esedra, del monumento ad Anita Garibaldi sul Gianicolo, di una delle Vittorie sul Vittoriano a Roma e di tante altre opere in particolare a Palermo e a Monaco.
«E' un bel medaglione d'oro per questa mia vita d'artista», he detto Cascella,«consegnatomi tra l'altro in un palazzo bellissimo, opera del Bernini, che mi ricorda la mia gioventù, quando nell'immediato dopoguerra, lo frequentavamo perché lì c'era la mensa ufficiali dell'esercito e potevamo sfamarci gratuitamente. Comunque i premi vanno dati ai giovani, non oltre i cinquanta anni, perché è allora che possono servire da stimolo e ad aumentare l'entusiasmo e l'impegno. Alla mia età non va oltre il valore di un simpatico riconoscimento».
Rispetto alla recente inaugurazione dell'ex Aurum, l'artista pescarese ha voluto esprimere alcuni giudizi.
«Nel film realizzato recentemente da Silvano Console e Gianluca Stuard “Uè vitellò” per l'ottantesimo anniversario della nascita di Pescara e della sua provincia, c'è un ritratto dell'Aurum e della pineta dei tempi passati. In quel video ho definito l'Aurum “un colosseo dei poveri”, ma volevo sottolineare un concetto ben preciso. Io ho conosciuto bene Michelucci, l'artefice, e credo che lui volesse realizzare una cosa molto più potente, tipica dell'epoca, che esaltasse la grandeur della romanità. Ma, come accade spesso nel nostro mestiere, per questioni finanziarie, ha dovuto, come dire, castigare, ridurre, limitare l'opera, e quindi ne è venuto fuori il piccolo Colosseo, un Colosseo “a scartamento ridotto”. Ma l'opera è bellissima, e io da giovane la frequentavo con mio padre Tommaso, amico dei Pomilio, e mi inebriavo, mi ubriacavo quasi degli odori del liquorificio».

23/07/2007 7.43