Libri. L’Italiopoli di Oliviero Beha

Alessandro Biancardi

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Torna nelle librerie Oliviero Beha con un nuovo pamphlet, “Italiopoli”, 250 pagine di denuncia alla ricerca di “nuove resistenze”, nella peggiore stagione politica e sociale della recente storia italiana.
Beha, giornalista noto ai più per le sue posizioni fuori dal coro e perennemente inviso al potere, propone al suo pubblico un nuovo scritto, “Italiopoli” (Chiare Lettere editore, 13,60 euro), una lunga accusa contro il sistema italiano (o italiota) fatto di scandali, furbetti, malcostume, mafie e tanto silenzio delle masse.
“L'Italia mafiosa di oggi, ben oltre la mafia tradizionale negli interessi e nei comportamenti”, un paese che “affonda sotto i colpi di una classe dirigente sempre più prodiga di cattivi esempi”: un viaggio attraverso i vari scandali del belpaese, dall'oramai rivisitata (e sdoganata) Tangentopoli al più recente Vallettopoli, per dipingere il “deserto di valori” che strangola tutto il paese. È soprattutto nella politica che Beha va a scavare, ricordando al lettore di essere governato da un parlamento pieno di pregiudicati, senza nessun volto nuovo da decenni, con conflitti di interesse mai risolti e con leggi di rara impopolarità (vedi: indulto). Una politica da bagaglino, con clientes e cortigiani che occupano tutto il sistema pubblico, oltre che il privato: aziende, tv, uffici. “Che fare?”, si chiede il giornalista: la risposta è di una difficoltà imbarazzante, visto che ci si ritrova a navigare nel marcio più totale. Si potrà navigare a vista forse? Sì, ma verso l'abisso.
Verso chi altri punta il dito Beha? Contro la tv, “specchio drammatico” di un paese allo sfascio, dove talk show, salotti tv ma anche telegiornali, sono infestati da tutto fuorché da notizie concrete, reali, non filtrate: “La tv è l'avvilente immagine di quel Residence, del potere italiano che difende se stesso”.

Ernesto Valerio 24/05/2007 17.26