Eolico off shore, spunta un sì

Alessandro Biancardi

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MOLISE. Tra un mare di no, è proprio il caso di dirlo, per il progetto dell'eolico off shore di Petacciato (Termoli), spunta anche un sì. E' quello della Confcommercio del Molise che spiega come il parco e le sue 54 pale rappresenti non più una libera scelta ma una necessità. TUTTO SUL PARCO EOLICO
«E' evidente», scrive Paolo Spina, presidente della Confcommercio molisana, «che l'attenzione verso le energie rinnovabili sia fondamentale. In questo senso la posizione da noi assunta in favore del campo eolico di Termoli non è una posizione che affonda le proprie radici in criteri di opportunità, ma di necessità».
Per Spina «la questione energetica italiana e molisana va affrontata in modo determinato» e bisognerebbe lasciare da parte «le liti da reality show» che sono scoppiate in queste settimane, da quando la Provincia di Campobasso e Chieti e i Comuni interessati dal progetto hanno manifestato la loro contrarietà alla società ideatrice, la Effeventi Srl di Milano.
«Ci chiediamo», scrive ancora il presidente della Confcommercio, «perché, visto che nel Molise il Tar è ormai un approdo sicuro per ogni minima bega di quartiere nessuno ha mai pensato ad un ricorso amministrativo. E se ci sono presunte illiceità, perché non si è informato la competente Procura?» La Regione Molise, però, non ha presentato alcuna osservazione alla Capitaneria di Porto di Termoli entro la scadenza della fase dipre-istruttoria demaniale marittima, e questo ha spiazzato un po' le parti contrarie.
La posizione della Confcommercio regionale, invece, è chiara: «alla luce degli allarmanti dati sul consumo di petrolio, ritiene che pensare a fonti di energia rinnovabili e naturali, come il vento, ma come anche il sole, o al limite il nucleare, sia fondamentale per il futuro della nostra comunità».
L'Italia ha speso nel 2006 48 miliardi di euro per garantirsi l'energia necessaria alla propria sussistenza. Una bolletta che è cresciuta,unitamente al costo del petrolio, di oltre il 30% negli ultimi anni. La situazione non è destinata affatto a migliorare, anzi.
Basti pensare ad alcuni dati: la Cina nel periodo 1999-2006 ha incrementato i propri consumi petroliferi del 615%.
«La tensione sui prezzi del petrolio», ha sottolineato ancora Spina, «in futuro, sarà esponenziale vista che la domanda è inarrestabile mentre l'offerta è rigida e, soprattutto, destinata prima o poi ad esaurirsi, non essendo il petrolio una fonte rinnovabile».

24/04/2007 9.27