Referendum, ecco cosa i cittadini potrebbero cambiare

Alessandro Biancardi

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LETTERA AL DIRETTORE. Ospitiamo l’intervento di Pio Rapagnà, responsabile del Comitato Promotore dei Referendum. «Si è fatta troppa confusione», sostiene l’ex onorevole, «sui quesiti proposti». E una volta per tutti spiega nei dettagli cosa i cittadini potrebbero cambiare andando a votare se mai i referendum venissero istituiti.
Egregio Direttore,
come da Voi annunciato, sono stati promossi in Abruzzo 3 Referendum abrogativi per ridurre i “costi della politica”. Siccome sono state avanzate da più parti allarmate preoccupazioni circa possibili derive verso sponde di qualunquismo e di antipolitica, si chiede ospitalità per chiarire una volta per tutte quello che, con i referendum, si chiede effettivamente di abrogare.

Non si pretende di abrogare (sarebbe troppo presuntuoso da parte dei Cittadini) la cosiddetta “indennità di funzione dei Consiglieri Regionali”, pari a 8.082,31 euro lordi mensili, la quale tra l'altro è stata adeguatamente “blindata” dal nuovo Statuto della Regione (e dunque “pare” sia praticamente “intoccabile” e immodificabile attraverso un referendum). Si vuole eliminare però quei “trattamenti economici aggiuntivi”, e spesso abnormi e confusi, quali sono certamente quelli attribuiti ad alcune specifiche figure, per il solo e semplice fatto di “ricoprire una carica” all'interno del Consiglio Regionale, all'interno della Giunta o negli organi di vertice degli enti strumentali.
Essi sono quei “compensi supplementari”, consolidatisi negli anni a partire dalla Legge Regionale n. 22 del 30 maggio 1973, che mensilmente vengono attribuiti, con importi veramente ingiustificabili sul piano politico e funzionale, alle seguenti figure della Regione: al Presidente della Giunta ed al Presidente del Consiglio: 3.730,30 euro; agli Assessori ed ai Vice Presidenti del Consiglio: 2.486,86 euro; ai Presidenti delle Commissioni consiliari, dei Gruppi consiliari (anche se composti da un solo Consigliere) ed ai Segretari del Consiglio: 1.865,15 euro; ai Vice Presidenti ed ai Segretari delle Commissioni: 621,72 euro.

Simile è la richiesta di abrogazione della Legge Regionale n. 41 del 7 novembre 1973 relativa al cosiddetto “assegno vitalizio”, nel mentre si chiede da più parti ai Consiglieri Regionali di escludere dal loro trattamento indennitario aggiuntivo, la indennità di carica, la diaria mensile, la indennità di missione, la indennità di fine attività ed altri innumerevoli rimborsi spese, finanziamenti pubblici e contributi ai Consiglieri ed ai vari Gruppi Consiliari (anche a quelli composti da un solo Consigliere). Per correttezza informativa bisogna dire che l'assegno vitalizio, percepito indistintamente da tutti i Consiglieri Regionali cessati dal mandato, varia da un minimo di 3.170, 75 euro lordi mensili per 5 anni di contribuzione, ad un massimo di 6.658,58 euro per 16 anni ed oltre di contribuzione.

Ma il “quesito referendario” che affronta il più ampio spettro di interessi, per entità numerica dei soggetti e politici coinvolti e per la enormità della mole finanziaria che si andrebbe a toccare, è quello con il quale si chiede la decadenza degli “organi di vertice” degli enti dipendenti dalla Regione, nonché delle società controllate e partecipate dalla stessa, l'annullamento delle indennità di carica dei rispettivi componenti e la cancellazione di tutte le nomine effettuate dalla Giunta e dal Consiglio in base alla Legge Regionale n. 27 del 12 agosto 2005 sul cosiddetto “spoils system” (bottino, lottizzazione, clientelismo politico).

Con questi referendum anche i Cittadini abruzzesi si trasformano, per la prima volta dalla nascita della Regione, in possibili “legislatori”: chiunque voglia far parte del Comitato promotore ed organizzare la raccolta delle firme nel proprio Comune, può inviare una E-mail a piorapagna@libero.it o un Fax al numero 1782753170.

Per il Comitato Promotore dei Referendum
Pio Rapagnà
Roseto degli Abruzzi, 21 aprile 2007