«Molti visitatori» alla mostra di Plinio De Martiis

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Non gli sarebbe «mai passato per la testa» di pubblicare le foto scattate in preda all'amore per l'inquadratura. Fu solo per intuito di Achille Bonito Oliva se i flash di Plinio De Martiis, che con arguzia e sentimento hanno immortalato personaggi illustri della cultura post bellica italiana e internazionale, hanno avuto la giusta collocazione in un panorama artistico di tutto rilievo.
Quelle foto in bianco e nero sono ora esposta al Museo Vittoria Colonna di Pescara, in una mostra dedicata al gallerista e fotografo di Giulianova che sdoganò la pop art in Italia ed in Europa, intitolata "Omaggio a Plinio De Martiis. Da Rauschenberg a Warhol, da Burri a Schifano", aperta al pubblico fino al 20 maggio. Da qualche settimana proprio quelle foto calamitano l'attenzione di visitatori e di esperti.
«Un successo» fanno sapere dalla presidenza della Giunta regionale d'Abruzzo e dal Comune di Pescara, testimoniato anche dall'interesse della stampa nazionale specializzata, determinato dall'importanza delle opere esposte - tre sezioni distinte dedicate alla pittura, ai cartelli e alle fotografie, appunto - ma anche dalla sequenza emozionata di quegli scatti in bianco e nero nati per «fissare i ricordi», come spiega lo stesso autore in un'intervista a Duccio Trombadori.
«Mi piaceva riprendere Mafai - racconta. Era uno spettacolo col suo berretto e la pancia fuori dai pantaloni, i fiori secchi attaccati al muro dello studio...Ma anche Twombly: era come se riprendessi una mannequin, che fa tutto da sola, si atteggia porge la faccia, si volta, e tu hai solo il compito di fare clic».
De Martiis si mette a scattare fotografie dopo la guerra. Lavora per l'Unità ma anche per il Mondo, grazie all'amicizia con il capo redattore, Ennio Flaiano.
Poi arrivano «gli amici pittori»: D'Orazio, Perilli, Turcato, Scarpetta e Mafai, che gli consigliano di fare fotografie e mostre d'arte, e per De Martiis è tempo di svolte.
«Ho detto sì, ho dimenticato tutto il resto e mi sono trovato, insieme a mia moglie, coinvolto in una continua galoppata».
Le foto di De Martiis conquistano letteralmente la mente, non soltanto per la capacità tecnica, ma anche per la fascinosa autorevolezza degli intellettuali ritratti.
E' un viaggio rutilante e sorprendente nella storia recente che colpisce per la familiarità degli sguardi: «Quando devi fotografare uno come Vincenzo Cardarelli ti trema il dito», racconta ancora De Martiis a Trombadori.
Ci si imbatte in Jean-Paul Sartre e Gillo Pontecorvo seduti in un bar, nello sguardo obliquo di Alberto Moravia ritratto nello studio di Guttuso, nell'amichevole conversare tra Trista Tzara e Marcel Duchamp, negli occhiali bruniti di un anziano Giuseppe Ungaretti al vernissage di Mario Schifano. I modelli per De Martiis, neppure a dirlo, sono Cartier Bresson e Mario Garruba.
«Ci sono attimi rivelatori del volto dell'uomo», racconta ancora De Martiis a Trombadori. «Ritrarre una persona attonita, sovrappensiero, forse depressa, è come un flash sull'animo umano. Di un volto devi sapere tante cose. E se la personalità è forte, lasciati comandare. E' lei che ti fa scattare al momento giusto. Tu diventi solo un dito che scatta».

15/03/2007 15.40