A Pescara una mostra sulle "Vittime del ‘900"

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Una mostra per capire in che modo il concetto delle vittime di guerra, dei campi di concentramento nazisti e di altri orrori del nostro novecento sia passato alla storia. Una mostra per comprendere anche come le immagini delle vittime, a partire da quelle della Shoah e dei campi di concentramento, siano state veicolate attraverso le fotografie storiche e “utilizzate” attraverso il linguaggio dei media.

PESCARA. Una mostra per capire in che modo il concetto delle vittime di guerra, dei campi di concentramento nazisti e di altri orrori del nostro novecento sia passato alla storia. Una mostra per comprendere anche come le immagini delle vittime, a partire da quelle della Shoah e dei campi di concentramento, siano state veicolate attraverso le fotografie storiche e “utilizzate” attraverso il linguaggio dei media.

“Vittime. Istruzioni per l'uso” è la mostra sulla rappresentazione della violenza collettiva del ‘900 che sarà inaugurata domani, sabato 3 marzo, nel palazzo della Provincia di Pescara alle ore 10.30. All'inaugurazione seguirà una tavola rotonda, coordinata da Enzo Fimiani, Direttore della Biblioteca Provinciale “G. D'Annunzio”. L'incontro si terrà nella sala dei Marmi alla presenza di Giuseppe De Dominicis, Presidente della Provincia di Pescara; Paolo Fornarola, Assessore alla Cultura della provincia di Pescara; Piero Di Girolamo, Istituto Abruzzese per la Storia della Resistenza e dell'Italia Contemporanea e Ilaria Del Biondo, coordinatrice scientifica della esposizione.
La mostra è stata realizzata da Philippe Mesnard, professore di letteratura all'Università di Marne-la Valleè, nell'ambito del Festival della Filosofia di Modena che ogni anno richiama appassionati da tutto il mondo. La rassegna spiega come alcune rappresentazioni di “vittime” si siano costruite su stereotipi tipici degli anni ‘80/90, che si basano su modelli di rappresentazione propri della cultura occidentale e del linguaggio pubblicitario che la domina ancora oggi. Dai documenti d'archivio, dalle fotografie di reporter e di agenzie pubblicitarie, si snoda una riflessione sul tema complesso dell'immagine, capace di dare voce alle vittime e denunciare le ingiustizie della loro condizione, ma anche suscettibile di cadere in stereotipi e distorsioni del messaggio. Poiché ciò che conta – ed è su questa distinzione che si manifesta il significato della mostra - nelle società occidentali contemporanee non è solo il dramma umano in sé, insito nelle violenze di massa, ma anche, e soprattutto, come essa si rappresenta e comunica. Mostrare la sofferenza, puntare l'obiettivo sulla miseria della gente, fissare per sempre nel presente dello schermo la morte di una creatura, o peggio ancora, la sua mutilazione a vita e il lamento della madre, svolgono delle funzioni molto meno nobili di quella di risvegliare le menti. L'impatto emotivo mediatico sottintende un successo quasi scontato nell'opinione pubblica, prestandosi così inevitabilmente alla manipolazione. Siamo allora così certi di quello che vediamo quando guardiamo una vittima?
La mostra resterà aperta al pubblico per un mese, fino al prossimo 3 aprile. È possibile visitarla gratuitamente nei seguenti orari: dal lunedì al sabato, 9.30 -13. 30 e 15.30 – 19.30. Per informazioni e prenotare visite guidate: 085 3724265.

03/03/2007 10.07