Un museo di arte sacra a Roccamorice

Alessandro Biancardi

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ROCCAMORICE – L'amministrazione comunale del piccolo centro pedemontano continua il recupero dell'identità storica del paese, della sua comunità e del suo articolato territorio. Il movente di tale volontà risiede nella profonda convinzione per la quale, in tempi di strisciante omologazione culturale, una comunità di cittadini ha bisogno di riappropriarsi dei tratti più tipici del suo essere.
Inoltre, gran parte degli elementi identitari di Roccamorice, ci si riferisce alla medievale presenza eremitica con le sue tracce religiose e culturali, al complesso rapporto che lega la comunità indigena alla conformazione del territorio montano e alle peculiari forme del costruire e dell'organizzare gli spazi architettonici, rappresentano un elemento fondante della più ampia identità abruzzese. All'interno di tale paradigma, acquista particolare senso e urgenza l'idea di costituire un museo civico d'arte sacra, con l'obiettivo di unificare, ospitare, recuperare e rendere fruibile ai visitatori il vario ed originale patrimonio pittorico e scultoreo proveniente, in primo luogo, dall'abbazia di Santo Spirito a Maiella, nucleo eremitico fondato in Abruzzo (circa 1244) da Papa Celestino V.
La presenza dell'abbazia, nei secoli della sua articolata e altalenante vicenda, ha sempre rappresentato un fattore di autentica attrazione per opere d'arte di varia provenienza e di varia datazione, oggi custodite in maniera incongrua ed insicura, esposte all'oggettivo rischio di furti e sottoposte ad un progressivo deterioramento a causa delle insalubri condizioni termoigrometriche dei luoghi di attuale ubicazione.
Il risultato finale sarebbe quello di realizzare uno spazio museale al centro dell'antico borgo del paese, in grado di offrire al visitatore l'insieme delle emergenze pittoriche e scultoree del luogo e di fungere, al contempo, da prima tappa di un articolato itinerario verso gli altri luoghi del territorio, in prima istanza gli Eremi celestiniani.
Il museo d'arte sacra di Roccamorice diventerebbe l'orgoglio dell'intera provincia di Pescara; sarebbe, infatti, l'unico esempio di museo di opere d'arte a sfondo religioso, il quale andrebbe ad inserirsi in un'area territoriale caratterizzata da una favorevole ubicazione geografica.
«Roccamorice – ha dichiarato il sindaco Francesco Palumbo – pur essendo parte di un comprensorio montano si caratterizza per la sua collocazione di apertura verso l'area urbana Chieti – Pescara. La struttura – ha proseguito il primo cittadino – si inserirebbe in un'area di elevata tutela ambientale, collocandosi alle porte del parco nazionale della Maiella, contribuendo pertanto a portare sul piano di una concreta integrazione il binomio natura-cultura, troppo spesso agitato astrattamente nelle programmazioni turistiche, ma raramente messo in atto. Il Museo di arte sacra, infatti, dovrà essere in grado di inserirsi nei percorsi celestiniani dei pellegrinaggi religiosi e ribadire che anche Roccamorice, al pari dell'Aquila e di Sulmona, è custode della più antica presenza, di Pietro da Morrone e dei suoi successori. Tutto ciò – ha spiegato Palumbo – non è dichiarato per attivare improbabili rivendicazioni di supremazia religiosa o spirituale, ma ha l'obiettivo di inserire anche i nostri luoghi, in maniera più continua e istituzionalizzata, nelle tappe fondamentali delle visite dei pellegrini».
«In realtà – ha ribadito Palumbo – l'amministrazione è impegnata ormai da anni, con successo, nell'azione di recupero e di valorizzazione dei beni culturali presenti in loco. Inoltre – ha proseguito il primo cittadino – per alimentare ulteriormente questa visione di crescita della nostra comunità, cerchiamo di stimolare le giovani generazioni locali a conoscere l'importanza di tali argomentazioni; domani, infatti, la prima media dell'istituto comprensivo ‘Benedetto Croce' sarà accompagnata ad un laboratorio di restauro nel quale si trovano alcune opere d'arte provenienti dai luoghi di culto di Roccamorice, i quali necessitano di un pronto intervento conservativo. Una maniera interessante – ha concluso Palumbo – per mettere in relazione la scuola con il proprio territorio; studiare l'arte attraverso il restauro di dipinti e sculture appartenenti al proprio patrimonio artistico, infatti, è il modo migliore per riscoprire le proprie radici».
Ivan D'Alberto 03/02/2007 15.38