"Mars Direct": la colonizzazione del pianeta rosso secondo Robert Zubrin

Alessandro Biancardi

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LO STUDIO. Tra meno di 15 anni approderemo su Marte, grazie alla missione congiunta Europa-Stati Uniti. Principale promotore di questa impresa, è Robert Zubrin, presidente della Mars Society (www.marssociety.org) , un'associazione internazionale che conta oltre 6 mila membri. La concezione che Zubrin (esposta nel suo libro “The Case of Mars”) ha di quest'avventura, è radicale.



LO STUDIO. Tra meno di 15 anni approderemo su Marte, grazie alla missione congiunta Europa-Stati Uniti. Principale promotore di questa impresa, è Robert Zubrin, presidente della Mars Society (www.marssociety.org) , un'associazione internazionale che conta oltre 6 mila membri.
La concezione che Zubrin (esposta nel suo libro “The Case of Mars”) ha di quest'avventura, è radicale.
E la nuova Amministrazione democratica Usa, alla Casa Bianca tra due anni, potrebbe essere decisiva per dare alla Nasa il necessario “là” per avvio del progetto decennale di Zubrin.
Già ingegnere capo presso la Martin Marietta Aeronautics (assorbita nel 1995 dalla Lockheed Martin), con il suo libro “Rotta verso Marte”, recentemente tradotto, Zubrin ci offre un testo sorprendente a difesa e illustrazione della sua tesi sintetizzata nello slogan «Mars Direct».
Il progetto prevede l'invio, nel gennaio 2014, di un primo velivolo con destinazione Marte mediante un'apparecchiatura di lancio del tipo usato per i razzi Saturno V (Stati Uniti) o Energia (Russia).
La Luna e la Stazione Spaziale Internazionale, al momento, sono totalmente ignorati: a conti fatti, ci vuole meno energia per raggiungere il pianeta rosso, circondato, a differenza del nostro satellite, da un'atmosfera che consente di frenare senza dispendio di propergol, il carburante usato per il lancio di razzi.
Non solo: costa meno far partire l'astronave dalla Terra che assemblarla in orbita sulla Iss. Successivamente il piano prevede di lanciare ogni due anni (intervallo dettato dal periodo di rivoluzione dei due pianeti intorno al Sole) due altri razzi: il primo dovrebbe depositare il suo equipaggio, dopo 180 giorni di volo, accanto al veicolo lanciato due anni prima, che servirà per far tornare a terra i due astronauti; l'altro sarà senza equipaggio e consisterà unicamente in un nuovo modulo di ritorno per la missione successiva.
Per visitare i dintorni e compiere esperimenti, i quattro esploratori avranno a disposizione 550 giorni: un periodo straordinariamente lungo, a garanzia dell'interesse scientifico della missione. L'astuzia del provvedimento è tutta nella sua relativa leggerezza: il veicolo per il ritorno parte vuoto, e produce sul posto il suo propergol decomponendo chimicamente l'atmosfera marziana grazie al generatore elettrico in dotazione.
Robert Zubrin ha dimostrato - sia pure con mezzi relativamente limitati - la fattibilità tecnica di questa operazione di sfruttamento delle risorse locali.
Inoltre, ogni missione lascerà sul posto il suo «hab», o modulo abitativo; e ciò consentirà a tempo debito di installare sul suolo di Marte una missione scientifica permanente.
L'autore cerca di convincere il grande pubblico. Navigazione nel sistema solare, chimica dei propulsori, calcolo delle quantità di viveri, traiettorie per evitare dosi eccessive di radiazioni, definizione di un orologio e di un calendario locale, metodi per orientarsi senza bussola a seconda della posizione delle lune, Deimos e Phobos.
Una profusione di spiegazioni pedagogiche molto riuscite; fanno di “Rotta verso Marte” un best seller negli Stati uniti.
Rober Zubrin gioca tutto sulla nozione di «nuova frontiera», si richiama alla storia dei pionieri del West per progettare lo sviluppo di una futura popolazione umana marziana, assegnando alla proprietà privata e allo spirito imprenditoriale le funzioni di principali motori della colonizzazione spaziale.
Ma che si tratti di missioni organizzate su mandato delle attuali potenze spaziali (Stati uniti, Europa e magari la Cina) o per incarico di qualche multinazionale, l'ingegnere non lascia dubbi su un punto: esiste ormai un piano non solo realista ma realizzabile a breve termine per colonizzare Marte. È già nata la generazione che andrà a stabilirsi sul pianeta rosso tra meno di 20 anni. Un'occasione unica per la nostra industria per partecipare al progetto Nasa di Zubrin.

Nicola Facciolini 22/01/2007 8.49