Mark Knopfler? Vive a Roccaraso. Parola di Andrea Del Castello

Alessandro Biancardi

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Mark Knopfler? Vive a Roccaraso. Parola di Andrea Del Castello
Viene da Roccaraso e si chiama Andrea Del Castello: è lui l'autore di un saggio, edito da Move, su Mark Knopfler, lo storico leader dei Dire Straits. Titolo dell'opera, “Mark Knopfler. Il crogiolo dei generi culturali”.
Del Castello, classe '77, si è laureato in Conservazione dei Beni Culturali all'Università di Parma discutendo una tesi dal titolo “Il videoclip musicale. Caratteristiche e finalità”. Ha conseguito, inoltre, il Master di I livello in “Music Management” all'Università di Chieti, discutendo una tesi dal titolo “Temi e stilemi nella popular music”. Leggendo “Il crogiolo dei generi culturali”, la prima cosa che salta agli occhi è proprio lo stile da “musicologo” con cui il libro è scritto. L'autore ha raccontato a PrimaDaNoi.it la gestazione del proprio lavoro.

Andrea, da cosa è partita l'idea di un libro così inusuale su Mark Knopfler?
«Ho voluto analizzare l'opera di Mark Knopfler da una particolare prospettiva: ho focalizzato lo sguardo sugli aspetti extramusicali che hanno influenzato il processo creativo di un musicista, quale lui è, costantemente interessato a letteratura, teatro, cinema, filosofia e via dicendo. E certamente si tratta di un aspetto non secondario della sua produzione artistica. Questo libro vuole dimostrare come la cultura umanistica nel senso più ampio del termine sia un pilastro portante del canzoniere knopfleriano».

Il lavoro propone un approccio che si fonda su un'interazione tra metodologie relative ai diversi campi coinvolti…
«Sul processo creativo di questo musicista agiscono forti impulsi legati ai più svariati ambiti storico-culturali. Da un'analisi attenta emerge come Knopfler non si sia lasciato semplicemente sedurre da tutti questi generi culturali, bensì come manifesti una straordinaria capacità rielaborativa, che porta sempre a risultati artistici oltremodo originali. Nel libro, dunque, analizzo questo duplice processo: le influenze extramusicali che hanno condizionato il genio creativo di Knopfler e la rielaborazione di questi materiali sia a livello testuale che a livello musicale».

Qual è, secondo te, l'aspetto più interessante del tuo saggio?
«Credo che la cosa più interessante sia il carattere interdisciplinare dell'argomento, che induce ad osservare contemporaneamente diversi campi del sapere. La musica si miscela al cinema, la filosofia al teatro, la cultura scientifica alla poesia».

Quelle di Knopfler sono influenze “consapevoli” o no?
«Molte delle influenze analizzate in questo testo sono state identificate dalle stesse dichiarazioni di Knopfler. In questi casi si tratta di influenze consapevoli, come quando Knopfler dichiara di aver scritto “Romeo & Juliet” ispirandosi all'opera omonima di Shakespeare oppure di aver scritto “Telegraph Road” ispirandosi al romanzo “Markens grode” di Knut Hamsun. Ma in altri casi sono riscontrabili influenze mai dichiarate e, probabilmente, inconsapevoli. Ovviamente in questi casi l'analisi risulta molto più complessa perché ci si muove in un campo aleatorio, ma per lo stesso motivo aumentano gli stimoli della ricerca e la soddisfazione per il risultato ottenuto».

È stato semplice trovare un editore che fosse disposto a pubblicare un libro del genere?
«No, non lo è stato. Prima della Move mi sono imbattuto in una serie di case editrici che pretendevano sempre qualche modifica al progetto originario: c'era chi voleva cambiare il titolo, chi voleva a tutti i costi una foto di Mark Knopfler in copertina, e così via. Insomma, c'era la tendenza a rendere il tutto più “commerciale”. Poi, quando ormai non ci credevo più, ho trovato questo editore di Lanciano che ha accettato il libro così com'era. È stata una grande soddisfazione, perché ho lavorato duramente per anni a questo saggio su Knopfler».

Ma com'è nata la tua passione per i Dire Straits?
«Me l'ha trasmessa mio fratello… il classico fratello più grande che ti fa scoprire i grandi artisti! È sempre stato un appassionato dei Dire Straits, e li ascoltava in continuazione. Io, allora, ho cominciato a sentire le sue cassette con le canzoni di Knopfler e soci… e non ho più smesso!».
Massimo Giuliano 06/12/2006 12.09