L’emigrante di Camarda: Ritrovato il manoscritto che racconta la storia vera

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Rinvenuto il libro che racconta l'incredibile vicenda di un emigrante dell'allora Comune di Camarda (oggi frazione dell'Aquila), che lo portò, a cavallo tra il 1930 e il 1932, a percorrere oltre 8.000 chilometri a piedi, dal sud dell'Argentina a New York. La traduzione in italiano è curata da John Hemingway, nipote del famoso Ernest.
Oltre ottomila chilometri a piedi, dal cuore delle Pampas dell'Argentina fino ai grattacieli di New York. E' l'incredibile storia di Luigi Carrozzi, nato a Camarda nel 1909, che decise di emigrare nel 1926, approdando a Puan, per lavorare alla fattoria di alcuni parenti.
Non era quello, però, il suo sogno. Lui voleva raggiungere gli Stati Uniti, a tutti i costi. E fece sul serio. Si mise in cammino nel giugno del 1930 e, eccezion fatta che per un centinaio di chilometri percorsi in treno o in nave, attraversò tutta l'Argentina, la Bolivia, il Perù, l'Ecuador, la Colombia, Panama, l'Honduras, prima di approdare, nel maggio del 1932, a New York. Gli accadde di tutto; venne incarcerato, rapinato, addirittura sequestrato. Dovette ingaggiare veri e propri combattimenti con boa e altri animali selvatici e pericolosi, mangiando, a volte, solo radici ed erba. Ma, nonostante queste vicissitudini, raggiunse comunque l'obiettivo che aveva fortemente voluto: arrivare alla meta ambita, gli Stati Uniti.
Di queste vicende si parla a Camarda già da alcuni anni, ma finora non si era mai riuscito a capire se fossero riconducibili a una leggenda, a una storia reale ma edulcorata dal fratello di Carrozzi, oppure se fosse tutto vero. E visto che lo stesso fratello di questo emigrante parlava spesso di un libro in inglese in cui Louis raccontava tali vicende sono partite le ricerche.
Quelle più intense sono sempre state quelle di Pasquale Corriere, presidente dell'Associazione San Pietro della Ienca
«La mia paziente ricerca è stata premiata», racconta oggi.
«Qualche tempo fa, una ragazza di Camarda che vive negli Stati Uniti, Susy Scipioni, mi ha inviato il libro, prima di allora mai arrivato in Italia. Ho poi mostrato il libro a Errico Centofanti, per valutare la possibilità di procedere alla traduzione in italiano di quel testo. Ho ottenuto subito due conferme. La prima è che le peripezie di Carrozzi sono reali, perché lui stesso, nell'introduzione, rimanda a un suo diario, contenente timbri e visti dei sindaci e delle autorità di polizia delle centinaia di centri che ha attraversato, la veridicità del contenuto del suo racconto. La seconda è che il testo originale è in italiano».
Un italiano che forse scontava la circostanza che l'emigrante aveva solo l'istruzione elementare, ma che sicuramente era molto efficace e foriero di emozioni particolarmente travolgenti. La traduzione in inglese di quel libro era stata curata dalla moglie di Louis Carrozzi, Margaret Brigante, di origini calabresi. Quella poi pubblicata fu invece realizzata dall'editore, che portò, però, a un travisamento di alcune situazioni.
Si è proceduto quindi alla stampa in italiano di quei racconti, contando sul contributo della figlia di Carrozzi, Madeline, e affidando la traduzione a John Hemingway, nipote del famoso Ernest, da anni residente a Monza, con il restauro testuale dello stesso Centofanti, «che sta procedendo ad adattare il testo tradotto nella nostra lingua, cercando di avvicinarlo il più possibile a quello che fu la versione originale di Carrozzi, allo scopo di far vivere al lettore le medesime emozioni di Louis».

06/12/2006 10.13