Omaggio ad Alessandro Cicognini: ricordando un grande compositore

Alessandro Biancardi

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Omaggio ad Alessandro Cicognini: ricordando un grande compositore
«Proporrò alla commissione incaricata di rivedere la toponomastica di Pescara di inserire il nome di Alessandro Cicognini tra i primi cinque che meritano l'intitolazione di una strada». È quanto annunciato dall'assessore alla Cultura del Comune di Pescara, Adelchi De Collibus, intervenuto ieri sera al convegno “Alessandro Cicognini. La musica dei nostri film”, organizzato dall'associazione culturale Zeropiù che si è presentata ufficialmente alla cittadinanza.
Una proposta che ha subito ottenuto il consenso delle numerose persone presenti alla serata dedicata al compositore nato nel capoluogo adriatico cento anni fa, autore delle colonne sonore dei più bei film di registi del calibro di Vittorio De Sica, Alessandro Blasetti, Roberto Rossellini e Luigi Comencini, la cui riscoperta si deve al lavoro appassionato e meticoloso dei professori Paolo Di Cesare e Marialuisa Grilli, che hanno accompagnato la platea in un affascinante viaggio tra le note e le immagini di film come “Guardie e ladri”, “Compagno don Camillo”, “Ladri di biciclette” e altri celebri film dell'epoca.

OMAGGIO A CICOGNINI DI PAOLO DI CESARE

NEMO PROPHETA IN PATRIA


Una massima evangelica dice “Nemo propheta in patria”. E infatti molti di noi in questi giorni si saranno chiesti: chi è Cicognini? La risposta è nel carattere schivo di questo personaggio che, nella sua grandezza, è sempre rimasto modesto, perché fa parte di quella categoria di artisti che considerano l'arte come un lavoro da svolgere con dedizione ed onestà e che non tengono affatto a figurare perché è il lavoro che parla al loro posto.
Per questo motivo Cicognini è rimasto sempre uno sconosciuto, un illustre sconosciuto, ma pur sempre uno sconosciuto.
La prima volta che ne sentii parlare fu da un amico al quale chiesi chi fosse stato a costruire la villa “La Romita” di fronte al Convento Michetti di Francavilla al mare. La risposta fu: Alessandro Cicognini con i primi proventi della sua attività di compositore di musiche da film. Fu così che appresi dell'esistenza di un musicista, nostro conterraneo di cui, lo confesso, anch'io non avevo mai sentito parlare.
Non sono un esperto ma soltanto un appassionato di musica e di spettacolo, attento anche a quello che è stato il nostro passato e come esso sia stato segnato dai grandi uomini che ci hanno preceduto. Proprio per questo motivo ho fatto alcune ricerche che mi hanno portato a scoprire il mondo di Cicognini, la sua attività, le sue opere e ad avvicinarmi al suo pensiero.

A FRANCAVILLA AL MARE L'UNICA NIPOTE

Ho scoperto così che a Francavilla risiede la sua unica nipote Malì, dalla quale ho avuto le prime notizie che poi mi hanno portato ad approfondire ed a ricostruire la vita, la filmografia e la sua musica, cosa estremamente difficile perché il nostro artista, in un momento di sconforto gettò tutte le partiture musicali nel Tevere.
Nostro conterraneo, è nato a Pescara il 25 gennaio del 1906 da famiglia chietina e vissuto a Francavilla al Mare. A tredici anni suona il pianoforte nei cinematografi accompagnando film muti. Questa esperienza giovanile ha segnato la sua preparazione musicale perché, nell'accompagnare le scene mute che scorrevano sullo schermo, era importante trovare il giusto effetto, calcolare bene i tempi di intervento, azzeccare la coloritura della musica senza alcun ripensamento e la bravura del pianista accompagnatore era essenziale per la buona riuscita del film. I gestori delle sale cinematografiche, consapevoli dell'importanza del commento musicale, che avrebbe determinato un maggiore o minore guadagno, erano sempre alla ricerca di pianisti che entrassero in sintonia con il film. La famiglia del giovane, però, non era contenta di questa scelta e, in modo perentorio il padre pretese da lui il conseguimento della laurea, cosa che ottenne, ma solo per potersi dedicare senza distrazioni alla sua vera passione, la musica. Ed è così che nel 1927 si diploma in pianoforte a Milano con Paribeni e Bossi.

LA COMPOSIZIONE LA SUA PASSIONE

Ma la sua passione è la composizione per cui si dedica a queste fatiche con entusiasmo ed i risultati non si fanno attendere perché, oltre ad una cantata “Saul” del 1932, compone un'opera teatrale in due atti a tre quadri, “Donna lombarda”, ispirata ad una nota canzone popolare, di cui scrive anche il libretto. Questa opera gli aprirà le porte della notorietà perché, in un concorso bandito dalla EIAR, la RAI degli anni anteguerra, risultò vincitore, anche se ex-aequo con La Rotella, e l'opera fu rappresentata nel 1933 a Milano e successivamente a Torino e Roma. Queste opere, insieme ad altre, sempre amate da Cicognini perché composte senza i condizionamenti che lo indurranno a lasciare la composizione, sono purtroppo perdute perché saranno distrutte in un bombardamento a Francavilla al mare.
La vittoria al concorso lo avvicina al cinema che, da poco uscito dalla fase del mito, aveva bisogno di compositori che, nel vero senso della parola, creassero la colonna sonora. Bisogna rammentare che questo era un mondo nuovo, tutto da inventare e da sperimentare. In Italia era vivo il ricordo degli ultimi compositori di opere liriche, Puccini, Mascagni, ecc, per cui le musiche da film facilmente si riconducevano a questi stilemi con perdite di controllo degli effetti sulle scene rappresentate. I registi, abbastanza insoddisfatti del lavoro dei mostri sacri della musica si rivolsero allora ai giovani musicisti, nella speranza di sperimentare nuovi modi di rendere artisticamente valide le loro creazioni. La musica, infatti, era necessaria, non solo per la sottolineatura delle scene, ma anche per la predisposizione del pubblico alle azioni che, di lì a breve, si sarebbero svolte. Come è noto, se si vuole creare suspence bisogna preparare l'effetto con un commento musicale adatto, e lo stesso accade se si vuole creare l'effetto drammatico. Un'aggressione viene creata sia dalla scena che dal commento musicale che, con effetti di crescendo, riesce a mettere lo spettatore in uno stato ansia. Si può sperimentare questo effetto, quando in un film in cui sta per svolgersi una scena paurosa si toglie completamente l'audio; l'esito conseguente è la completa perdita di drammaticità.

IL CORSARO NERO

Cicognini viene contattato da Amleto Palermi che lo introduce nell'industria cinematografica e gli affida il commento musicale de “Il Corsaro nero” ed il nostro, appena trentenne, trova la sua strada che percorrerà fino al 1965.
La sfida è appassionante per il giovane compositore che si getta a capofitto nel lavoro, memore delle sue esperienze di accompagnatore di film muti, e la sua maggiore aspirazione diventa quella di creare effetti sonori importanti perché è conscio del fatto che le emozioni si devono generare dal connubio perfetto tra immagine e suono. Purtroppo la qualità della registrazione è sempre scarsa. In più, oltre ai temi trattati, non molto stimolanti, (ricordo che siamo in pieno regime per cui i film o sono di evasione, i famosi telefoni bianchi, o storici) per cui c'è poco da inventare per il giovane Alessandro, ma il suo cruccio principale è, come detto, nel fatto che si mescolano senza troppi riguardi musica, rumori, dialoghi per cui ne risulta un effetto sonoro scadente. Altro evidente difetto che il giovane musicista riscontra è che all'epoca si preferiva registrare con grandi complessi musicali, cosa che non sempre si è rivelata una scelta felice, perché l'orchestra risulta poco elastica e scarsamente adattabile ed in particolare alle variazioni che il regista poteva richiedere in fase di montaggio della colonna sonora sulle immagini. Il jazz aveva già messo in evidenza che i complessi meno numerosi sono più versatili perché gli artisti, più liberi nelle loro interpretazioni, riescono ad inventare sul momento variazioni significative e, tenuto conto dei tempi a volte ristrettissimi per la creazione della stessa colonna sonora, secondo il nostro artista, sarebbe stato opportuno utilizzare queste formazioni musicali.

LA MUSICA CHE SALVAVA I FILM MENO BELLI

Il giovane Cicognini in questo periodo, inoltre, si lamenta delle pretese dei registi e produttori che chiedevano troppo alla musica, a volte anche quello di salvare un film non troppo bello. Questa concezione lo amareggiava, ma la sua inesperienza non gli permetteva di avanzare proposte di modifica, specie rispetto ai “mostri sacri” della regia e della composizione.
Un incontro gli farà mutare opinione: quello con Alessandro Blasetti.
Contrariamente ai registi con i quali aveva lavorato fino ad allora, Blasetti era esperto di musica ed aveva una concezione diversa da quella dei suoi colleghi. Questi lasciavano che il compositore lavorasse per conto suo senza intervenire minimamente nella sua opera, Blasetti invece voleva che vi fosse perfetta sintonia tra regista e compositore per cui “telefonava anche di notte perché voleva sentire un tema, entrava nella scelta persino dell'esecuzione, in orchestra controllava ogni squillo” (queste sono le parole con le quali Cicognini descriveva il suo rapporto con il regista in una intervista). Blasetti, inoltre aveva anche inventiva musicale per cui al telefono fischiettava qualche tema da cui poi il nostro riusciva a trarre spunto per la sua composizione. Nascono così film in costume che avranno grande successo di pubblico: “Ettore Fieramosca”, “Un'avventura di Salvator Rosa” e “La corona di ferro”, ma anche altri quali “Quattro passi tra le nuvole”. Per Blasetti tutto il film è musica: “Il criterio musicale, per me,” dice il regista “è imprescindibile, implicito nella creazione di un film” per cui la collaborazione tra regista e musicista è a doppio senso per cui l'uno deve dare all'altro e viceversa.

SCIUSCIA' E ROSSELLINI

Dopo la guerra si afferma il neorealismo per cui compone le musiche di “Sciuscià” di Rossellini e qui Cicognini ha l'incontro più importante della sua vita professionale: quello con Vittorio De Sica. Si erano incontrati sul set di tanti film nei quali De Sica era primo attore, e quando egli decise di passare alla regia lo volle come compositore riconoscendogli ampi meriti. Nascono così le sue opere più significative: “Ladri di biciclette”, “Umberto D”, “Il tetto”, nelle quali è prevalente la presenza di composizioni che ricordano Puccini, il musicista amato da De Sica. Tra i due nasce un sodalizio perfetto, anche se la critica e l'autocritica lo inducono a dire che i musicisti non hanno partecipato minimamente alla rivoluzione neorealistica continuando a comporre come per il passato, cosa che determina un discrimine tra la scena che scorre e la musica. Infatti il film descrive situazioni nuove di povera gente ma la musica rimane fondamentalmente di estrazione borghese e quindi lontana dalle immagini. Ma queste critiche, forse sono dovute solo al perfezionismo esasperato di Cicognini che in tutta la sua vita ha sempre cercato di raggiungere il giusto connubio tra musica e film.
Tutti i suoi dubbi affiorano definitivamente alla fine degli anni '50 quando, improvvisamente, decide di abbandonare la composizione di musiche da film e, amareggiato, getta nel Tevere tutti gli spartiti delle sue opere.
Da uomo schivo nessuno ha mai saputo la ragione di questo gesto estremo perché egli non ha dato alcuna motivazione, pur restando sempre un uomo sereno. L'ipotesi che si può fare è che Alessandro Cicognini si era sentito fuori del tempo. I nuovi compositori avevano abbandonato il suo ideale di fusione tra film e musica ed avevano iniziato ad imporre il tema musicale sull'azione. Molti film, anche scadenti, dovevano il successo più al motivo musicale che al film in sé. Basti pensare ad “I magnifici sette”, copia scadente de “I sette samurai” di Akira Kurosawa, che fece cassetta proprio per il tema musicale riproposto all'infinito in tutti i juke-box del mondo.

L'INSEGNAMENTO

Era terminata l'epoca del commentatore musicale che aveva il compito di sottolineare l'azione, di interpretarla per raggiungere l'effetto di opera totale; la musica e l'azione si scindono ed artefici di questo nuovo modo di rappresentazione sono musicisti quali Riz Ortolani, Piero Piccioni, Ennio Morricone ed altri. Questo giudizio, ovviamente, riguarda solo alcuni film di cassetta e non tutta la produzione artistica di questi artisti che hanno mostrato tutto il loro valore in molti capolavori a loro ascrivibili.
Abbandonata la composizione si dedica all'insegnamento diventando Direttore del Conservatorio di Reggio Calabria e poi di quello di Brescia, pur componendo le colonne sonore di alcuni altri film per i quali era stato richiesto e per i quali non aveva potuto dire di no al regista, come per “Il Giudizio Universale” di De Sica o per il “Compagno don Camillo” di Comencini.
Purtroppo Cicognini non ha lasciato scritti e neppure composizioni, quasi avesse voluto farsi dimenticare, forse insoddisfatto di non avere raggiunto il suo ideale giovanile di opera totale. E' morto nel '95, molto anziano ed apparentemente sereno anche se, possiamo immaginarlo, come i tutti i grandi artisti, scontento della sua opera.
Questa è la vita di uno sconosciuto, nostro concittadino, al quale è necessario tributare i giusti onori che in vita ha sempre disdegnato ma che, da morto, è opportuno ricordare nella sua giusta dimensione di artista che ha perfettamente interpretato il suo tempo e che, avendo compreso di essere ormai un sopravvissuto, ha deciso di ritirarsi in buon ordine. Purtroppo sarà necessario ricostruire la sua opera ripartendo dai film per estrapolare le sue musiche e restituirgli quella memoria che a tutti i costi egli ha volto cancellare.

A questo punto, però, mi corre l'obbligo di ringraziare i miei compagni di avventura nella riscoperta di questo artista: oltre alla Prof. ssa Grilli, il Prof. Sergio Di Nisio, antiquario nonché mecenate, che ha finanziato la trascrizione di una, se non la più famosa, composizione del maestro: “Una romantica avventura”, ed il Prof. Giovanni Jovacchini che ha curato il montaggio degli spezzoni dei film che tra poco scorreranno sullo schermo.
Devo ringraziare inoltre l'amministrazione comunale di Pescara nella persona dell'assessore Adelchi De Collibus, attento osservatore delle produzioni artistiche presenti e passate che, con molto sforzo e dedizione è riuscito a riportare alla luce questo personaggio da troppo tempo dimenticato. Mi piacerebbe che, come è avvenuto per Francavilla al mare, anche Pescara potesse intitolargli una strada a ricordo perpetuo di questo grande artista. Forse il 2006 potrebbe essere l'anno adatto perché ricorre il centenario della nascita.


Paolo Di Cesare 06/11/2006 8.49