Architetture sul mare: barriere e nuove costruzioni. Tutte le soluzioni

Alessandro Biancardi

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PESCARA. La valorizzazione del paesaggio costiero con interventi che salvaguardino l’ambiente, attraverso la scelta di sistemi e materiali eco-compatibili e soprattutto con la definizione di un processo costruttivo reversibile finalizzato alla riduzione dell’impatto e del consumo di territorio. E’ il tema del convegno nazionale “Attrezzature temporanee sull’acqua”, in programma a Pescara oggi, giovedì 26 ottobre al museo Vittoria Colonna.
L'incontro, promosso e organizzato dai professori M. Cristina Forlani, Michele M. Lepore e Alessandro Sonsini del dipartimento di tecnologie per l'ambiente costruito (Ditac), della facoltà di architettura di Pescara, si pone come riflessione sullo sviluppo sostenibile nelle aree costiere.
L'obiettivo è quello di sensibilizzare gli enti pubblici, i progettisti e la comunità scientifica alla necessità di una progettazione edilizia ecocompatibile sulla fascia di confine terra-mare. Una linea di confine per la quale dal punto di vista architettonico non ci si può muovere con gli stessi mezzi impiegati in altri ambiti.
«Tutto è focalizzato sulla scelta del materiale da utilizzare, scelta che bisogna inserire nella criticità ambientale del momento, cosicché non abbia riflessi negativi sul territorio» sottolinea Cristina Forlani, coordinatrice del convegno «Cerchiamo di lavorare rispondendo alle esigenze del confort per i fruitori, ma soprattutto alla salvaguardia dell'ambiente».
Una quantità di mareggiate aveva compromesso varie strutture balneari negli anni precedenti; un esempio eloquente lo stabilimento “Marechiaro”, crollato intorno agli anni '90 per via dell'erosione che ha attaccato inesorabilmente le fondazioni della struttura.
Dallo studio dei trabocchi della costa teatina si denota come invece queste strutture in legno, prive di fondazioni, flessibili, rimovibili, ancora oggi fanno bella mostra di sé malgrado abbiano compiuto il centenario.
Così come i primi stabilimenti balneari della storia, che sorgono nel fine Settecento in Inghilterra; in Italia ci raggiungono solo nell'Ottocento, punto di partenza Rimini. Questi erano costruiti su legno a mo' di palafitte, la strategia più intelligente dal punto di vista architettonico, che necessitava si di manutenzione, ma non soggetti al crollo. A differenza del materiale rigido odierno, quale il calcestruzzo, il materiale elastico è molto meno fragile e soprattutto rimovibile.
Obiettivo finale: il rispetto del territorio troppo spesso funestato da vere e proprie barriere architettoniche sul mare che impediscono la fruizione del mare stesso al cittadino, ma soprattutto impediranno sempre più in futuro altre, possibili fruizioni. Questioni nodali che risentono di echi anche locali di progettazione costiera, quale l'idea “in cantiere” della struttura alberghiera da edificare nell'area balneare di Ortona. Un argomento che deve suscitare valutazioni non tanto per l'idea in sé quanto per il materiale utilizzato nella costruzione.
Oggetto del convegno sarà dunque la valutazione delle esperienze già consolidate nel settore, esperienze di respiro nazionale che saranno sottoposte ad ulteriore approfondimento, in relazione alle dinamiche ambientali e gestionali; saranno presenti personaggi di spicco della cultura dell'ambiente, a livello architettonico come Virginia Gangemi dell'università di Napoli Federico II e Salvatore Dierna dell'università di Roma La Sapienza- e di eco-sostenibilità come Enzo Tiezzi dell'università di Siena.
Parallelamente al convegno sarà allestita nel museo la mostra “Dalle palafitte a Giacimento Scogliere”. E' infatti proprio dallo studio dei trabocchi (le palafitte della costa teatina) che si snoda la tematica dell'edilizia costiera nella ricerca di modi e forme più appropriate allo specifico ambiente. La mostra rimarrà in calendario dal 26 ottobre al 5 novembre.

26/10/2006 11.53