La mostra di Giuseppe Leoni a Spoltore

Alessandro Biancardi

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SPOLTORE – Era il 1957, quando nella sala espositiva del Circolo della Stampa all'ultimo piano del Teatro Pomponi di Pescara, Giuseppe Misticoni, fondatore del liceo artistico cittadino, insieme con altre personalità dell'arte abruzzese esponeva uno dei suoi primi lavori che, timidamente, si affacciava all'esperienza artistica dell'informale; tendenza artistica che andava man mano affermandosi.
Nonostante il tanto entusiasmo degli artisti abruzzesi per tale forma espressiva, c'era chi era rimasto del tutto indifferente alla nuova corrente e continuava a presentare, nelle esposizioni pubbliche, opere che erano lontane dalle mode del tempo.
Giuseppe Leone, era uno di questi e nel '57, al teatro Pomponi, espose il quadro “Ritratto di mia madre con lume”; opera che sancì la fama dell'artista abruzzese.
La pittura di Giuseppe Leone, frutto di differenti passaggi e il risultato di 60 anni d'attività, deve essere considerata, per quanto riguarda i primi periodi, una documentazione storico-visiva della città di Spoltore; dal 1950 al 1960, ad esempio, è possibile scoprire una produzione pittorica sinonimo di un'attenta descrizione degli scorci storici del paese natio: da Piazza D'Albenzio, alla Chiesa di San Panfilo.
L'opera, quindi, diventa documento storico e narrazione della vita di un paese e della sua comunità, rarità nel mondo dell'arte contemporanea. L'anacronismo di Giuseppe Leone, se così può essere definito, non deve essere inteso come un limite, bensì appartiene ad una visione realmente polemica nei confronti dell'arte contemporanea; polemica costruita sull'amore che l'artista abruzzese ha nei confronti della figura umana e della natura. Soggetti che Leone studia e indaga nei minimi particolari e ripropone secondo un linguaggio assolutamente nuovo e idealizzato, il quale guarda al futuro ma non dimentica il passato, arricchendo notevolmente l'animo della cultura artistica del bel paese. Nonostante le mode, le critiche e le polemiche sterili, Giuseppe Leone continua ad operare nel massimo della serenità.
Negli anni la luce, nelle opere di in Leone, ha subito varie trasformazioni e in molti hanno affermato che nei suoi quadri è passata la mano del Caravaggio, del Rembrant e del Velasquez. L'artista abruzzese, affascinato dalla luce artificiale emanata da un lume o da una candela, scopre atmosfere speciali e magiche che sceglie di analizzare in maniera capillare. Dal '73 al 2002, Leone riscopre un'antica passione legata al periodo dell'adolescenza: la lavorazione del legno. Sculture, intagli e intarsi, rappresentano il frutto di abilità tecnica, stravaganze e la voglia di realizzare composizioni equilibrate, otticamente lineari e gradevoli, dove tutto ha il giusto valore e significato. Gli oggetti realizzati, pur rispondendo ad una funzionalità, perdono quel valore per assumere di significato di vero e proprio prodotto artistico. L'ultima produzione pittorica, invece, presenta inediti elementi e un'interpretazione della natura carica di metafore e molteplici significati. Pur mantenendo vivo il suo interesse per lo studio dell'anatomia umana, per il colore e per la luce, figure e paesaggi non appartengono più alla quotidianità ma arrivano direttamente da mondi lontani e da civiltà primitive, dove la natura non ha un valore scenografico ma è parte attiva della rappresentazione. Le figure, dai volti inquietanti e impreziositi da magici diademi, evocano da un lato identità extraterrestri e dall'altro lato il desiderio di un artista che chiede una società più genuina e più sincera. Attraverso l'idealizzazione del mondo contemporaneo, Giuseppe Leone, vuole stimolare la sensibilità degli uomini da troppo tempo imprigionata da mode e dal pensiero di qualche presuntuoso luminare.
Tutto l'amore che Giuseppe Leone ha messo nell'arte può essere, in questi giorni, ammirata a Spoltore presso la Casa della Cultura e la Sala Pace, sita lungo il corso del centro storico, allestite in occasione della Festa del vino che si concluderà questa sera.
Ivan D'Alberto 18/09/2006 10.45