Una missione speleologica per ricordare D'Annunzio

Alessandro Biancardi

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PESCARA. La pietra simbolo del legame di D’Annunzio con la terra dal Gran Sasso sull’Himalaya.

 Una «vera missione speleologica», mentre una pietra dell’Himalaya verrà portata a Gardone Riviera, presso il Vittoriale degli Italiani, a confermare quel gemellaggio tra le città dannunziane. E’ questa l’iniziativa promossa dall’amministrazione comunale per celebrare la nascita del Vate, il 12 marzo 1863.

Lo ha annunciato l’assessore alla Cultura del Comune di Pescara Elena Seller nel corso della conferenza stampa che ha aperto la Lectio Magistralis del professor Giordano Bruno Guerri su Gabriele D’Annunzio in occasione della ricorrenza.

Presenti anche il vicepresidente della Provincia di Pescara Fabrizio Rapposelli, la professoressa Augusta Busico, Consulente del Dipartimento Informazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il dottor Davide Peluzzi, Direttore del Perigeo Explora, e il dottor Gianluca Frinchillucci, Direttore del Perigeo Onlus, i quali effettueranno la missione sull’Himalaya, e gli studenti dell’Istituto Acerbo, accompagnati dalla Preside Anna Teresa Rocchi, reduci dalla visita a Gardone.

«Il progetto conferma l’internazionalità dell’uomo e del poeta D’Annunzio – ha sottolineato l’assessore Seller – e noi oggi apriremo un viaggio alla scoperta dei percorsi dannunziani che ci porteranno fuori dall’Abruzzo. La pietra è parte della simbologia dannunziana e, con l’esploratore Peluzzi, abbiamo avviato un’iniziativa di interscambio pensando al D’Annunzio esploratore che fece l’impresa del volo su Vienna: la pietra, figlia della luce, del nostro Gran Sasso, verrà portata sull’Himalaya, dove verrà preso un sasso che verrà portato presso il Vittoriale».

A sottolineare il legame di D’Annunzio con la ‘pietra viva’ è stato il professor Guerri nella propria Lectio Magistralis: «Giunto a Gardone nel 1921 per un soggiorno di qualche mese, il tempo necessario per licenziare il Notturno, D’Annunzio decide di gettarvi l’àncora e quivi collocare i resti dei suoi naufragi. Il Vittoriale nasce in prima istanza come grande sacrario di gesta eroiche. Per celebrarle D’Annunzio otterrà da Mussolini la prua della Nave Puglia, il motoscafo della ‘Beffa di Buccari’, una delle sue più ardite imprese di guerra, e lo SVA dell’eroico volo su Vienna. L’esteta ha in questi anni l’occasione e le risorse finanziarie per dare sfogo al suo desiderio di inventare i luoghi in cui vive, conferendo un timbro patriottico al suo culto dell’arte. Il parco e i giardini del Vittoriale si percepiscono più propriamente quale percorso della memoria, itinerario fisico-simbolico, esaltazione del poeta-soldato cantore delle vittorie di una nazione intera: i 15 massi sistemati nei giardini privati provenienti dai luoghi delle più furiose battaglie della Grande Guerra, ossia le Montagne sacre del Grappa, del Sabotino, del Pasubio, del San Michele, San Gabriele, del Veliki Kriba, dell’Ermeda, del Croda Rossa, del Monte Santo. Già nel 1921 D’Annunzio scrive dell’Himalaya e dell’Asia, della cui cultura si può citare il gusto collezionistico che caratterizza D’Annunzio dagli esordi romani del Piacere fino agli ultimi anni del Vittoriale. Ed è con il definitivo ritiro a Gardone che D’Annunzio scopre e intensifica il proprio interesse per la cultura artistica cinese, accanto a quello per la cultura indiana e persiana. All’Abruzzo, terra natìa e ancestrale, ai ricordi d’infanzia, alle sue genti sono invece legate tutte le citazioni dannunziane relative alla montagna a forma di mammella».

«D’Annunzio – ha detto la professoressa Busico – deve oggi rappresentare un brand per Pescara, un marchio da divulgare quale immagine identitaria del capoluogo adriatico».

14/03/2011 9.26