In libreria l'opera prima di Donatella di Pietrantonio "Mia madre è un fiume"

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Nei giorni scorsi è uscito in libreria “Mia madre è fiume” firmato dalla esordiente Donatella di Pietrantonio ed edito dalla Elliot Edizioni.

L’autrice è nata ad Arsita in provincia di Teramo, vive a Penne e scrive racconti dall'età di 9 anni ma non è una scrittrice di professione bensì una dentista per bambini.

Il libro racconta in prima persona le emozioni di una donna che si prende cura della madre vecchia e malata.  L'anziana non ricorda il suo passato e la figlia decide di ricordarglielo censurando alcuni episodi drammatici come le molestie subite da suo padre.  L'inizio del lungo flashback della protagonista è inserito nella dimensione sociale dell'Abruzzo rurale dei primi anni ‘40 descritto minuziosamente dalla scrittrice senza tralasciare le tradizioni, le credenze frutto della mistica popolare e le espressioni tipiche dialettali. In particolare emerge dalla storia la crudezza quasi bestiale di chi sopravvivere  con “la terra”.

Ma il nodo centrale della narrazione riguarda il difficile rapporto tra le due protagoniste basato sulla freddezza di una quotidianità che non lascia spazio alla genuinità dell'affetto materno. Un amore materiale basato sul sostentamento che provoca nella figlia un senso di rabbia e solitudine. Sentimenti che emergono costantemente nell'andamento della storia e si rispecchiano nel presente e in particolare nella difficoltà della narratrice di prendersi realmente cura della mamma e nell'impossibilità di dimostrarle un affetto sentito ma immobile. La complessità della loro interazione assume un ritmo crudo in molte citazioni tra cui «Non le ho perdonato niente. Aspettavo ancora di regolare i conti quando lei mi è sfuggita nella malattia».

La donna vive la malattia della madre non solo come la “normale” sofferenza di una figlia ma anche con la rabbia data dall'impossibilità di chiarire una situazione dolorosa che l'accompagna da anni. Sentimenti che si intervallano con una sottile premura di fondo tenera e compassionevole.

Alla lavorazione del manoscritto ha collaborato Raffaella Lops, il consulente editoriale che ha scoperto e lavorato anni fa con Paolo Giordano autore de “la solitudine dei numeri primi”.

«È un romanzo di nicchia, ma riesce a schiacciare tanti pedali -afferma la Lops in un articolo del Corriere della Sera - ad andare avanti e indietro nel tempo. Come “La solitudine dei numeri primi”, anche “Mia madre è un fiume” ha un incipit forte. Io credo molto nella prima pagina. È l' unica cosa su cui ho lottato un po'. Con Donatella magari combatti per un termine, anche perché è molto attaccata alla parola, ha una voce sua. Però, come tutti i veri scrittori, è anche capace di rinunciare».

La prima pagina si apre con una breve riflessione sulla malattia che oltre a divorare il fisico divora anche i sentimenti contrapposta all'apprensività della figlia verso la madre ma anche verso se stessa “l'accompagno mi occupo di lei, sono una figlia sufficientemente buona”. A fare da cornice alle prime righe ci sono il mare e i ricordi.

La vera scopritrice di Donatella Pietrantonio è il direttore editoriale della Elliot, Loretta Santini, che in un intervista ad Affari Italiani descrive ciò che l'ha realmente colpita del libro:«la voce, piena di forza e verità e poi l'altissima qualità della scrittura, così asciutta e insieme poetica. La naturalezza con cui procede il racconto è solo apparente, come accade nei veri capolavori».

 v.r. 22/01/2011 12.36