Mostra di Domenico Palma al Mediamuseum di Pescara

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Sabato 4 dicembre 2010 alle ore 18 presso il Mediamuseum (Piazza Alessandrini) di Pescara sarà inaugurata la mostra personale del pittore abruzzese Domenico Palma. La mostra dal titolo “Vieni al mondo”, curata dalla critica d’arte Chiara Strozzieri, proseguirà fino al 12 dicembre (apertura orario ufficio, ingresso libero, catalogo in omaggio).

L’artista, nato nel 1943 a Castiglione a Casauria, risiede a Pescara dove tenne la prima mostra nel lontano 1987. Agli esordi egli praticava una pittura figurativa incentrata su visioni paesaggistiche della sua terra, ora invece opera nel campo dell’astrazione informale.  Però, nonostante il cambiamento radicale, ha mantenuto una coerenza ideale e stlistica, dovuta forse alla sua formazione classica. Il senso estetico dell’opera non è fornito tanto dalla presenza dell’icona o dall’assenza di essa, quanto piuttosto dal fluire morbido, raffinato dell’elemento luce sulle sue composizioni. Per lui la luce è vita, è respiro, è spiritualità, è principio formativo di valori etici che sempre devono essere a fondamento della difficile pratica dell’arte.

Alla mostra, come detto, è stato dato il titolo “Vieni al mondo”, a significare proprio questa rinnovata genesi della luce che evoca un afflato lirico. Nella sua produzione soprattutto recente fatta di opere di piccole dimensioni, è dato riscontrare la lezione magistrale di un grande maestro della cosiddetta Scuola Artistica Pescarese, ovvero Elio Di Blasio autore del mirabile ciclo pittorico denominato “Segni di terra”. Identica è la rielaborazione dell’esperienza visiva del paesaggio abruzzese scandito dalle varie tonalità calde dell’ocra in grado di fermentare la materia pittorica e sedimentarsi nella superficie. Identica la resa luministica e la tessitura anarchica dei segni e delle macchie cromatiche in trasgressione spaziale

A questo proposito puntuale il richiamo di Chiara Strozzieri al Tachisme: “Palma è il più lirico tra i tachisti nell’anticipare quell’attacco alla bellezza e precorrere per certi versi le soluzioni dell’Espressionismo astratto. Del resto il Tachisme non nasceva da alcun comportamento ragionato e allo stesso modo il nostro autore parte dalla “tache”, dalla “macchia”, percependola prima secondo un’intuizione e poi realizzandola, assecondando anche una parte di casualità.

Sono due i fattori che interessano la sua ricerca su questo campo di macchie colorate, che hanno tutto dell’emotività del loro creatore e niente dell’ordine preconcetto: l’espansione e la stratificazione.”

 03/12/2010 18.24