"All’inferno ci vado in Porsche": la speed generation narrata da Pier Francesco

Alessandro Biancardi

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IL LIBRO. Il ventinovenne Grasselli, dopo il successo di “L’ultimo Cuba Libre”, torna in libreria con “All’inferno ci vado in Porsche”, per raccontare, attraverso le parole e le azioni dei protagonisti, una generazione colpita da un’anoressia di valori e di sentimenti, che vede nell’immediatezza dello sballo l’unica via di fuga per una vita “davvero giusta”.


IL CASO.

“Non ti senti mai come se ci fosse già un posto prenotato per noi all'inferno?” mi domanda Claudio tetro.
“Fammi un favore, bello” sbotto. “Non stressarmi con queste stronzate”. Faccio una pausa, poi aggiungo: “Quel che è fatto è fatto. Se proprio devo andare all'inferno, almeno ci vado in Porsche”.

Il successo era già arrivato con “L'ultimo Cubra Libre”, e ora Pier Francesco Grasselli, scrittore ventinovenne, si ripete con “All'inferno ci vado in Porche”, edito da Mursia e campione di vendite (già diverse le edizioni in poche settimane di vendita nelle librerie).
Tony, Claudio, Jessica, Costantino,…: tante le comparse sul palcoscenico della vita per la “google o Mtv generation” descritta da Grasselli, un'orda di ragazzi nel turbine di alcool, droghe, sesso facile, cocktail, “bella gente” e serate dalle emozioni forti ed immediate. Una vita vissuta all'estremo, alla giornata, per sfuggire alla fastidiosa quotidianità che attanaglia le loro esistenze.
Una vita che, però, apparentemente, non dovrebbe portare a tanto estremismo emotivo e comportamentale: ragazzi che vivono nelle bellissime ville della borghesia cittadina, con una individuabile schiera di carte di credito e di macchine costose, frequentando locali dove la selezione all'ingresso diventa il biglietto da visita per una “vita davvero giusta”.
Questo secondo romanzo di Grasselli, così come il primo, si nutre di quotidianità, di storie personali ed autobiografiche di una generazione “anoressica di valori”. Lo stesso titolo, “All'inferno ci vado
in Porsche”, è un attimo “rubato” ad una conversazione.

LA SPEED GENERATION

«Racconto la speed generation», dice Grasselli, «una generazione che vive in luoghi che gli adulti non conoscono. Ragazzi che non distinguono le emozioni virtuali da quelle reali. Giovanissimi ma anche trentenni accomunati dal vuoto».
Ed è questo il vuoto più rumoroso che si possa sentire, perché la voce di questa generazione, di questi ragazzi, è spesso trasmessa solo attraverso le parole o le immagini della tv e dei media, non è mai “in presa diretta”, e può così apparire distorta, modificata, quasi una macchietta.
Grasselli ha provato, nei suoi due lavori, più che a raccontare indirettamente queste persone (non personaggi), a «raccontarli, a far sentire la [loro] voce».
Sono migliaia gli i giovani, che restano tali anche oltre i trent'anni, che vivono questa condizione: si interfacciano al mondo attraverso lo schermo di un videogame o di un telefonino (rigorosamente Umts, di ultima generazione), che sfidano la velocità non solo con un joystick in mano, ma anche con il volante della loro fuoriserie; che fanno dell'occasionalità del sesso, del vestito griffato e della superficialità, gli ingredienti della loro notte.
«Tantissimi ragazzi si sono riconosciuti nei miei personaggi, altri mi hanno attaccato dicendo che ho esagerato e che non tutti i giovani sono come quelli che racconto io»: l'autore non ha avuto, certamente, la pretesa di fare un affresco vivo di tutta la gioventù italiana (la figura di Costantino, nel libro, è appunto specchio di ciò: il “diverso”, il “normale”, che parla quasi “un altro linguaggio”, nonostante voglia somigliare, con tutte le forze, al resto del gruppo). Ha voluto, invece, parlare di una realtà che riguarda, volenti o nolenti, una larga fetta di ragazzi e ragazze e che non si può conoscere solo attraverso le immagini o le parole di una terza persona.
Ecco perché il lavoro di Grasselli può essere considerata quasi un'indagine sul campo, un'inchiesta reale e concreta di un mondo di giovani «che non piacciono a nessuno ma che ci sono […]. Basta andare in una qualunque discoteca il sabato sera per trovarli».
Come appunto già scritto, questo romanzo di Pier Francesco Grasselli si nutre di quotidianità, di realtà, di biografie.
E Grasselli c'è andato infatti nelle discoteche, prima e anche dopo: infatti il suo libro è stato presentato in decine di locali, in tutta Italia, senza oratori di circostanza, ma con un deejay che tra un pezzo e un altro, faceva ascoltare brani tratti dal testo, nella speranza forse che servisseo più da monito che non da strumento imitativo.

Leggi le altre storie della speed generation su blog dell'autore www.pierfrancescograsselli.com.

Ernesto Valerio 16/04/2007 9.19