De Gasperi e l’impero asburgico: ritratto inedito dello statista

Alessandro Biancardi

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PESCARA. E’ un Alcide De Gasperi diverso dalla figura che la storiografia ufficiale ci ha tramandato, quello che per quasi trentott’anni visse tra Trento e Vienna accumulando esperienze che, rilette, spiegano alcune delle scelte essenziali della maturità: dall’interpretazione quasi ascetica della politica, alla passione civile d’ispirazione religiosa, passando per il rispetto del diritto posto alla base del senso dello Stato, fino alla nascita dell’orizzonte europeista.
Gli anni dal 1881 al 1918 sono quelli analizzati dal pescarese Stefano Trinchese, preside della facoltà di Lettere dell'università “Gabriele d'Annunzio” di Chieti-Pescara, in L'altro De Gasperi. Un italiano nell'impero asburgico scritto per Laterza (Roma-Bari, 2006, pagine 250) che sarà presentato oggi, 28 marzo, alle 16,30, nella sala “Figlia di Jorio” della Provincia. Oltre all'autore, interverranno gli storici Pietro Scoppola (che ha firmato anche la prefazione del volume), già senatore indipendente eletto con la Dc ed ordinario a “La Sapienza” di Roma, e Maurizio Ridolfi, professore dell'università della Tuscia di Viterbo e direttore del Centro studi per la storia dell'Europa mediterranea. Coordinerà l'incontro Piero Di Girolamo, dell'Istituto abruzzese per la storia della resistenza e dell'Italia contemporanea, istituzione che, insieme alla biblioteca provinciale “Gabriele d'Annunzio” diretta da Enzo Fimiani, promuove l'iniziativa.
«La figura di De Gasperi è stata sinora studiata con attenzione prevalente dedicata alla fase della maturità e a quella conclusiva della vita», spiega l'autore, che prosegue: «Anche giustamente, l'interesse degli storici e dei media s'è concentrato sul periodo della presidenza del consiglio e sugli interessi europeistici dello statista, con qualche incursione sulla poco documentata fase dell'antifascismo e dell'esilio in Vaticano. Non si è riflettuto abbastanza sul fatto che oltre la metà della sua vita si sia svolta sotto il dominio dell'impero asburgico. Per lo più, quando si parla del periodo vissuto in Austria, lo si liquida come “fase giovanile”, dimenticando, se non omettendo, l'esperienza di agitatore politico cattolico, di giornalista vivace e aggressivo, di sindacalista coraggioso e precursore di battaglie successive, di brillante deputato al parlamento plurilingue di Vienna. In realtà, la fase di rodaggio all'ombra dell'impero, studiata su fonti di prima mano, ha rivelato davvero un De Gasperi sconosciuto. Al punto», prosegue, «da configurarlo dotato di riferimenti e modelli differenti, rispetto al panorama del cattolicesimo politico non solo italiano: cattolico tradizionalista, ma lontano dall'intransigenza della questione romana; ostile al modernismo, ma ben distante dai rigori dell'antimodernismo pontificio; attaccato all'origine italiana, ma incapace di qualsiasi irredentismo e fautore della coesistenza di stirpi diverse sotto l'unico cielo imperiale; infine, politico dotato di senso dello Stato e rispettoso delle autonomie della sua gente, all'interno di una visione istituzionale dettata dal diritto».

28/03/2007