Le "Memorie sommerse" di Ciro Palladino al Mumi di Francavilla

Alessandro Biancardi

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FRANCAVILLA AL MARE – Sarà possibile, ancora per pochi giorni, visitare la mostra dell’artista napoletano Ciro Palladino; si concluderà, infatti, domenica prossima l’esposizione denominata “Memorie Sommerse”, allestita presso le sale del Museo “Michetti”.
La mostra segna un momento importante per l'artista partenopeo, il quale sceglie di esporre nella città che, da sempre, esprime quel fertile rapporto tra la dinamica realtà culturale abruzzese e quella prestigiosa ed aristocratica napoletana.
Rapporti epistolari, mostre, esperienze letterarie e dialoghi fecondi legavano e stringevano, sotto un unico pensiero, nomi come quello di Francesco Paolo Michetti, Antonio Mancini, Giuseppe e Filippo Palizza, Gabriele Smargiassi e l'inquietante Domenico Morelli. A distanza di circa 130 anni il “miracolo” si ripete e Ciro Palladino con modi discreti, quasi silenziosi, si fa promotore di un affascinante dejavou in cui l'anima e la spiritualità artistica napoletana torna a far visita la curiosa terra d'Abruzzo. […]
«I segni, gli oggetti, e le figure che abitano gli spazi compositi e la materia stratificata di Ciro Palladino – scrive Nicola Micieli, critico d'arte nonché curatore del catalogo della mostra – si mostrano immobili e silenti, come sigillati nella loro impronta corporale, sospesi in un tempo che scorre senza intervallo, tanto compresso da soffocare il ritmo, da inibire il respiro dell'immagine. Tuttavia – prosegue Micieli – paiono provvisoriamente agglutinati sulla tela, come in sosta forzata e in attesa di rientrare nel loro recesso d'assenza. Si mostrano bloccati nella specola del loro apparire, provenendo da un mondo sommerso e fluttuante per onde che giungono da regioni remote. I segni, gli oggetti e le figure rappresentate – rileva il curatore del catalogo – sono emanazioni della mente più che proiezioni della psiche: non raccontano storie personali ma, portano semmai impresso, l'eco ovattata, il basso continuo sentimento della morte. I segni, gli oggetti, le figure con i quali Palladino imbandisce la sua mensa visiva – sottolinea Nicola Micieli – sono piuttosto riduzioni emblematiche, esemplificazioni figurali di saperi che rimandano ad una sorta di dimensione parallela, la sua parte ermetica, cui non si accede che per scioglimento iniziatico degli arcani ad esso associati[…]».
Una personalità poliedrica, singolare ed affascinante allo stesso tempo capace di rapire lo sguardo del visitatore, il quale rimane completamente assuefatto dalla densità della materia, dalla rivisitata geometria euclidea e dalla idealizzata condizione umana rappresentata.
Alle “fluttuanti” nature morte, assorbite in metallici strati di colore, si aggiungono torniti corpi di uomini e donne collocati in dimensioni oscure o posti davanti a gelidi siparietti allestiti in chissà quale magazzino; ambientazioni derivanti da un pastique gotico-industriale che sottolineano una visione pessimistica della vita.
A tale visione si aggiunge un riverbero infantile, esplicato attraverso segni derivanti dalla poetica kandinskijana; “scarabocchi” segni fanciulleschi e mostri elaborati dalle paure più semplici (il buio, le streghe e l'ignoto) raccontano l'inedito viaggio dell'artista partenopeo nella coscienza umana. Domenico Paladini offre con la sua esposizione un fasto ritrovato, quello di una regione sensibile all'arte e consapevole che la crescita culturale nasce dal confronto e attraverso lo scambio di esperienze.
La mostra è stata patrocinata dal comune di Francavilla al Mare, dalla “Bencivartgallery” di Pesaro e dall'associazione culturale “Pentapolis” ed possibile visitarla nei seguenti orari: dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 19.
Ivan D'Alberto 11/01/2007 8.24