"Aglio, menta e basilico": il Mediterraneo nelle parole di Jean-Claude Izzo

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1048

Volersi sentire vibrare, sotto la lingua, tutta la propria città: Marsiglia.
Sono parole e sensazioni di Jean-Claude Izzo , l'indimenticato scrittore francese morto nel 2000 a soli 55 anni. L'autore della trilogia di Fabio Montale (“Casino Totale”, “Chourmo” e “Solea”), l'ex poliziotto buono e attento al sociale, ha lasciato un'eredità tanto pesante quanto bella: quella di conoscere e apprezzare Marsiglia, la sua città natale, non come luogo di confine tra nord e sud del mare, ma come vero bacino e utopia di un grande Mediterraneo. Un porto, delle strade vecchie, sapori e odori che
cullano insieme tutte le civiltà di un grande mare, tutte le sponde e le etnie che vivono per e di quell'acqua salata. La sua prematura morte ha lasciato un grande vuoto nelle biblioteche di ogni appassionato lettore, un vuoto che potrà essere parzialmente colmato in questi giorni: è nelle librerie “Aglio,
menta e basilico
”, una preziosa raccolta di racconti brevi del grande autore marsigliese. Protagonista come sempre la sua città, e nel suo eterno amore per i profughi di tutto il mondo: “uomini perduti di altri porti, che portate con voi la coscienza del mondo!”, parafrasando uno dei poeti preferiti di Izzo (e ampiamente citato nei suoi testi), Louis Brauquier. E poi gli odori, l'esaltazione dei sapori come luogo di identificazione prima del mercato rionale, poi di tutta la propria città e infine dell'intera esistenza: pagine sull'aglio, sulla menta e sul basilico, eredità di una madre sempre attenta alle spezie e al loro importante ruolo culinario. E per finire, “La cena di Natale di Fabio Montale”, dove un disincantato ma sempre lucido Montale torna protagonista, nell'insolita cornice delle feste natalizie.

Un bel modo di ricordare e ricordarsi, di vivere nuovamente una città attraverso le parole di uno scrittore che l'ama visceralmente, senza scadere in una facile autocelebrazione, ma sottolineando di volta in volta le potenzialità inespresse o censurate da un potere di giornali, cemento e malavita che possono stroncare ogni utopia, mediterranea o non che sia.

Ernesto Valerio 09/01/2007 10.22