Gomorra: viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra

Alessandro Biancardi

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Quando si parla di camorra, di mafia, di associazioni criminali con le più varie etichette, è facile cadere nei luoghi comuni, nel qualunquismo, nelle riflessioni superficiali. Roberto Saviano è l'esatto contrario: il suo libro “Gomorra: viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra” si presenta come uno dei migliori testi mai scritti sulla camorra, sul suo modo di procedere, di vivere, di pulsare come un cuore nel suo organismo naturale, la Campania prima, il mondo poi.
«Nascere in certi luoghi significa essere come il cucciolo del cane da caccia che nasce già con l'odore di lepre sul naso», scrive Saviano: è infatti un ragazzo di quelle terre martoriate da boss e cemento, il primo veicolo, secondo lo scrittore, con il quale si creano immensi imperi economici. Ventisette anni, napoletano, collaboratore di diversi giornali e autore di numerosi reportage di successo.
“Gomorra” è il suo primo libro, ma è già incredibilmente denso, crudo, diretto, con sì tante metafore ma mai fine a se stessi. Una narrazione che non pretende mai di essere solo saggistica o romanzo, bensì che intreccia sapientemente e con naturalezza ambedue le metodologie, lasciandoci un prodotto che ha la facilità di lettura e scorrevolezza di un romanzo moderno, ma allo stesso tempo la consistenza e le fonti dirette di un saggio sul tema, con le dovute ricostruzioni di cronaca giornalistica. Saviano non ci fa solo uno spaccato di una realtà che di solito vediamo filtrata da tv e giornali, ma mette su carta luoghi ben precisi, personaggi con nome e cognome, cronaca documentata. Ci parla di droga, di falsificazioni, di sfruttamento, di cemento e appalti, di costruzioni e di smaltimento rifiuti, di ecodrammi ed Unione Europea. E lo fa con una narrazione naturale, come un racconto della sera, prima di andare a dormire: ti fa sentire l'odore di quella terra, il vociare delle persone, lo stridere di ruote e motori sull'asfalto, il volare delle pallottole, le grida di dolore. In più punti viene da storcere il naso, le immagini narrate prendono vita dalla carta e fanno stare male: ma è un dolore necessario, bisogna conoscere queste realtà, questo “Sistema”, al di là dell'aspetto spesso grottesco e da macchietta che ci passano i media.
«Comprendere cosa significa l'atroce, non negarne l'esistenza, affrontare spregiudicatamente la realtà», diceva Hannah Arendt: e per chi non vive quotidianamente in quelle terre, il libro di Saviano può il primo e fondamentale passo verso questa comprensione, verso una visuale finalmente concreta e ampia.

Ernesto Valerio 27/12/2006 11.38