Una conferenza per illustrare le opere di Nicola D’Antino

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Una conferenza per scoprire il mondo dello scultore abruzzese scomparso nel 1966. Sua la Fontana luminosa all’Aquila olre ad altre importanti sculture che fanno mostra di sé nel capoluogo abruzzese. Si terrà martedì 5 dicembre alle ore 17,30, presso la sede del Muspac in Via Paganica 17. Organizzata dalla società Dante Alighieri - Comitato Aquilano, la conferenza di Enrico Sconci su “Lo scultore Nicola D’Antino all’Aquila” illustrerà soprattutto l’inserimento delle sculture monumentali in rapporto al contesto urbanistico della città.


CHI ERA NICOLA D'ANTINO

L'educazione artistica dello scultore Nicola D'Antino ( nato a Caramanico Terme il 31 ottobre 1880 e morto a Roma il 3 novembre 1966 ) iniziò all'età di dieci anni. Fu incoraggiato ad apprendere il disegno e poi a scegliere la scultura da Francesco Paolo Michetti, che lo introdusse nel famoso Cenacolo del Convento di Francavilla al Mare, le cui premesse, soprattutto tramite l'influsso preponderante di Gabriele D'Annunzio, erano quelle di un superamento del Verismo.
Nel Cenacolo, assieme a Michetti e D'Annunzio, che molto influirono sulle “stilizzazioni” di D'Antino, confluirono anche lo scultore Costantino Barbella, il pittore Paolo De Cecco, il musicista Francesco Paolo Tosti e, dopo l'83, Giulio Aristide Sartorio, Basilio Cascella, lo scrittore Edoardo Scarfoglio, Matilde Serao, Georges Hérelle, Carmelo Errico e Bertoux .
Nel 1898, all'età di diciotto anni, D'Antino si sposta a Roma, frequenta lo studio di Ximenes e conosce le prime tendenze Liberty. L'anno successivo si reca all'Accademia di Belle Arti di Napoli, diretta nel 1902 da Michetti; segue le lezioni di Achille D'Orsi, frequenta Gemito, Mancini e ritrova Scarfoglio: potrà così sentire l'influsso del naturalismo ed approfondire le teorie del Verismo partenopeo, che più tardi abbandonerà. Nel 1905 ritorna a Roma ed espone per la prima volta, nel 1906, alla Mostra degli Amatori e Cultori dell'Arte ed in seguito all'Esposizione Internazionale di Roma del 1911. Dopo un anno partecipa alla “Mostra del ritratto” organizzata nei locali del Circolo artistico di Roma. Tale circolo entrò poi in contrasto con la Società degli Amatori e Cultori, che gestiva la situazione artistica romana.
Nel primo periodo della sua attività D'Antino, con piccole sculture dedicate all'infanzia, risente dell'influsso dello scultore Costantino Barbella, di Michetti e Ximenes. Dopo aver partecipato a diverse esposizioni, a partire dal 1912 la sua scultura si rivolgerà soprattutto al nudo femminile, risolto elegantemente e con un ritmo slanciato e lineare, esprimendo così il suo personale approccio allo stile liberty, che caratterizzerà la sua produzione. Dal 1913 fino al 1918 parteciperà alle mostre della Secessione Romana, movimento che si contrappone alla più tradizionale Società degli Amatori e Cultori delle Belle Arti, la quale, non avendo una precisa identità, organizza esposizioni accogliendo molti artisti europei, soprattutto gli impressionisti francesi.
D'Antino in questo periodo studia e cerca di assimilare la tradizione della scultura francese da E. Degas a Aristide Maillol. Pur essendo affascinato dalle suggestioni della scultura impressionista francese e pur adottando l'iconografia “verista”, cerca di superarla attraverso un processo di stilizzazione, tipico del periodo Liberty.
In seguito riesce a rompere definitivamente sia con l'Impressionismo che con il classicismo manieristico: privilegia la linea sinuosa e, rendendo essenziale la forma, accentua sempre più i suoi rapporti con il Liberty.
A Roma lavora nei locali della Villa Strohl-ferm, frequentata da artisti, intellettuali e nobildonne, che ritrae nelle sue sculture.
Senza esitazioni seguirà i richiami del nuovo stile “moderno” che già agli inizi del Novecento in Italia era diventato una vera moda: aveva incontrato il sospetto dell'accademia verista e neoclassica, nonché degli epigoni della tradizione tardo-ottocentesca.
Nel 1918 e nel 1921 D'Antino espone a Milano; partecipa come disegnatore alla rivista “Cronache d'attualità” diretta da Anton Giulio Bragaglia ed è membro della Commissione ordinatrice della prima Biennale Romana, a cui prenderà parte come artista espositore nel 1923 e nel 1925, anno in cui esporrà anche all'estero (alla galleria Lefévre di Londra e l'anno seguente alla Exhibition of Modern Italian Art di Brighton).
Negli anni successivi espone alle Sindacali Romane, alle Quadriennali di Roma e alla Biennale di Venezia, intensificando le mostre in varie città europee.
A partire dagli anni Venti, (anni del ritorno all'ordine) influenzato dal mutato clima culturale, D'Antino si interessa anche ad uno sviluppo civile, architettonico ed urbanistico della scultura. Realizza nel 1931 le statue in marmo “Il timoniere” e “Lo sciatore” per il Foro Italico, donate rispettivamente dalle province di Pescara e dell'Aquila.
Dal 1927 partecipa con varie sculture monumentali alla sistemazione urbanistica della città dell'Aquila concludendo nel 1938 la sua partecipazione con la realizzazione della Fontana Luminosa, dopo aver decorato, nel 1934, con quattro statue, il nuovo ponte Littorio a Pescara.
Nel 1938 entra a far parte dell'Accademia di San Luca ed è insignito del titolo di Grande Ufficiale della Corona d'Italia. Negli ultimi anni della sua vita tornerà a dipingere, per poi spegnersi il 3 novembre del 1966 a Roma, all'età di 86 anni, nella sua Villa sulla Cassia dal sapore dannunziano.


Estratto da www.museomuspac.com

04/12/2006 14.51