"La grande bugia": Giampaolo Pansa ritorna sui temi della Resistenza

Alessandro Biancardi

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Il giornalista e scrittore di Casale Monferrato torna a far parlare di sé con il suo ultimo libro, “La grande bugia”, ultimo tassello di una lunga e difficile ricerca sulla Resistenza italiana, quella raccontata dagli occhi di chi ha perso.
Il lungo è difficile cammino di Giampaolo Pansa è iniziato nel 2002 con “I giorni dell'Aquila”, è continuato con “Il sangue dei vinti” e “Sconosciuto ‘45”, per concludersi ora con “La grande bugia”. Le mattonelle che lastricano il terreno dove Pansa cammina sono delicate, ma al tempo stesso difficili da percorrere, instabili e colme di trappole: e portano tutte la connotazione della Resistenza Italiana.
Nel nostro paese parlare di quegli anni e di quei fatti può essere estremamente facile o estremamente difficile: facile se ci si siede a tavolino tra ex partigiani o tra nostalgici del ventennio, glorificando le proprie gesta o ricordando “tempi andati”; difficile, se non impossibile, parlarne se si mischiano le carte in tavola e si portano al gioco persone di diversa idea, concezioni e, soprattutto convinzioni. La storia è sempre stata scritta dai vincitori, in un mix di ricordo e ricostruzione che ha sempre tagliato fuori gli sconfitti, come se le partite nel campo del tempo si giocassero da soli. Immaginate, ad esempio, che abominio sarebbe diventata la Resistenza agli occhi dei posteri se a vincere fossero stati i nazisti e le truppe di Salò.
Pansa ha voluto dare invece una voce anche a chi è uscito sconfitto in quegli anni, in quella guerra civile tutta italiana che ha visto tanti fratelli cadere per la liberazione del paese. “Guerra civile”, espressione corretta per quella lotta intestina che è stato quel biennio in Italia, ma che ha dovuto accattivarsi a fatica i favori di media e persone: l'espressione per anni era stata messa all'indice da tanti storici e politici, che non volevano dare una classificazione del genere alla Resistenza.
“La grande bugia” è un libro diverso dai precedenti: le storie delle vittime lasciano spazio ad una ricostruzione di Pansa della sua attività di ricercatore, e soprattutto è un insieme di risposte a tutti i critici delle sue opere precedenti, a giornalisti a politici, passando per docenti e uomini di tv. Un libro autodefinitosi “battaglia politica e civile”, un invito a tutti a prendere atto di come si possa fare una storia completa senza necessariamente salire sul carro dei vincitori e rimuginare nel parco dei perdenti, facendo della Storia con la S maiuscola senza dimenticare tutte quelle minuscole di uomini comuni, attori non protagonisti di un immenso atto scenico chiamato Guerra.

Giampaolo Pansa, “La grande bugia”, editore Sperling & Kupfer, prezzo di copertina 18,00 euro.

Ernesto Valerio 24/10/2006 12.08