L’amore e l’amicizia di "Settembre" nel libro di Paolo Di Toro

Alessandro Biancardi

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PESCARA. In libreria il primo romanzo di Paolo Di Toro Mammarella, giovane scrittore pescarese.
«Un esordio sorprendente, un giovane autore di cui sentiremo parlare ancora a lungo»: si è espresso così Stefano Franzini, noto critico letterario piacentino, a proposito di Settembre (Solaris Edizioni), il nuovo romanzo di Paolo Di Toro Mammarella presentato lo scorso agosto.
«Un eccellente mix di immagini, sensazioni, suggestioni, ottimamente sostenute da un vivido spirito descrittivo e da una convincente costruzione narrativa» gli ha fatto eco Maurilio Perotti, editore marchigiano.
Più che positiva quindi l'impressione sull'opera prima del giovane scrittore abruzzese Paolo Di Toro Mammarella, pescarese di 31 anni. Laureato in sociologia, attualmente è responsabile di un progetto per la prevenzione dell'abbandono scolastico.
Dopo aver collaborato con diverse testate, tra cui Il Tempo e il Corriere Romagna, dal 2003 è vicedirettore della rivista Abruzzo nel Mondo.
Sono tante le chiavi di lettura cui si presta il romanzo, dove alla narrazione di vicende tipiche dell'esperienza giovanile, affrontate ora con ironia, ora con malinconico realismo, si affiancano trame dai netti risvolti etici, intimistici, filosofici e sociali.
In un piccolo mondo dove pare davvero sottile la linea tracciata a distinguere normalità e diversità, ragione e follia, l'autore ci guida tra le antiche stradine di un microcosmo che occhieggia da secoli, imperturbabile, in cima ad una collina verde e silenziosa. Uno spazio dove tutto sembra muoversi e cambiare molto velocemente, eccetto lei, la fontana bianca e solitaria, quasi a ricordare a quella folla giovane, allegra, colorata e a volte un po' distratta, l'incedere furioso e inesorabile della vita. E il tempo, tra indimenticabili storie d'amore e di amicizia, scivola lentamente via, come polvere, in fondo incapace, però, di travolgere quelle piccole cose che restano. Piccole cose che non sfuggono ai giovani protagonisti, catapultati da un “mondo di fuori” spesso cinico ed egoista in una sorta di universo parallelo, dove è più facile fermarsi ed osservare, ascoltare, distinguere. E proprio qui, in questo microcosmo unico, prendono vita storie e passioni, continuamente sospese tra amore e tragedia, buio e luce, scivolando verso un finale che attende lì, inesorabile, all'ombra di una fontana bianca e solitaria che svetta silenziosa in una fresca mattina di settembre.

13/09/2006 11.55