A Tornareccio un museo archeologico sulla civiltà di Monte Pallano

Alessandro Biancardi

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TORNARECCIO. Sei tombe, ricchi ornamenti in bronzo, la testimonianza di una civiltà millenaria che animava il comprensorio attorno a Monte Pallano, laddove ora sorge Tornareccio. Da sabato 31 luglio, i resti di questo vero e proprio tesoro archeologico provenienti dalla necropoli di via De Gasperi saranno visibili presso il nuovo centro museale che sorgerà a Tornareccio, nei locali sotto il Belvedere.
L'inaugurazione è prevista alle ore 17.30, con una ricca conferenza dal titolo “Storie attorno a Monte Pallano”, presso il centro museale, alla quale parteciperanno, oltre al primo cittadino e alla stessa Faustoferri, il soprintendente Andrea Pessina, gli archeologi Davide Aquilano, Paola Riccitelli e Marlene Suano, che hanno fatto parte dello staff che ha coordinato gli scavi e che ha realizzato l'interessante esposizione.
«La zona attraversata dall'attuale via De Gasperi – spiega Amalia Faustoferri - ospitava una necropoli di età arcaica (fine VII-VI sec. a.C.) ormai quasi completamente distrutta da uno sviluppo urbanistico incontrollato. La scoperta di una sepoltura con un ricco corredo di ornamenti in bronzo nel 1989 e il successivo intervento d'urgenza effettuato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Abruzzo nel 1991 hanno dimostrato quanta storia possa celarsi in un fazzoletto di terra: le sei tombe allora recuperate insieme ai resti di antichi rituali aprono infatti delle prospettive di riflessione, e di ricerca, che vanno ben oltre Tornareccio ed il suo territorio»
«Numerose sono state le scoperte ed i ritrovamenti avvenuti a Tornareccio e a Monte Pallano – spiega il sindaco Nicola Pallante -, non solo grazie alla Soprintendenza ma anche per il lavoro realizzato sin dal 1994 da archeologi e studenti provenienti dalle università di Oberlin, negli Stati Uniti, e Oxford, in Inghilterra: alcuni reperti, particolarmente significativi, sono oggetto di questa presentazione al pubblico, e sono quelli rinvenuti dalla Soprintendenza nella necropoli di Via De Gasperi. Era doveroso da parte nostra consentire ai tornarecciani di ammirare questi “tesori”, poterne apprezzare la bellezza e la particolarità, e comprendere la storia delle donne e degli uomini che oltre duemila anni fa vissero nel nostro territorio, lasciandoci una testimonianza imponente della loro vicenda umana».

28/07/2010 8.28