A Natan Zach il Premio Internazionale di Poesia Gabriele D’Annunzio

Alessandro Biancardi

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PESCARA. È andato a Natan Zack il Premio Internazionale di Poesia Gabriele D'Annunzio, giunto quest'anno alla settima edizione.
Consegnato lunedì scorso presso l'Auditorium del Rettorato dell'Università di Chieti, l'ambito riconoscimento al poeta israeliano che lo ha ricevuto dalle mani del preside della Facoltà di Lettere e Filosofia di Chieti Stefano Trinchese e dal presidente del Centro Nazionale di Studi Dannunziani Edoardo Tiboni, alla presenza delle autorità locali e di un folto numero di studenti, insegnanti e curiosi nonché di una rappresentanza di ragazzi del Liceo Scientifico Galilei di Pescara.
La premiazione è stata condotta dal giornalista Franco Farias con gli interventi del presidente Tiboni, del preside Trinchese, della professoressa Lucilla Sergiacomo, del dottor Roberto Piperno, della professoressa Pinuccia Marigo.
Di grande prestigio i nominativi dei poeti che hanno vinto le precedenti edizioni del premio, a testimonianza del suo indubbio valore acquisito negli anni (si segnala oggi come il più importante in Italia, anche perché ingente la somma in denaro messa in palio, proprio per sostenere la poesia, in questo momento profondamente in crisi nel nostro paese).
Natan Zach, che ama definirsi non come un israeliano che rappresenta un'etnia ma come “un uomo in viaggio”, è stato scelto per un duplice motivo, come testimoniato dal Preside Trinchese.
È infatti testimone oculare di un periodo di profondo cambiamento e grave crisi economica per la Berlino dell'epoca (si parla dei primi anni'30), una città dinamica, democratica, moderna (da ricordare lo slogan “Berlino smette di danzare se il suo cavaliere è la morte”) in cui la componente della cultura europea non è ancora intaccata dal successivo avvento del nazismo. Inoltre il maestro ha una grande esperienza di vita, non solo dunque poeta ma uomo legato in maniera indissolubile alla cultura ebraica. La critica lo ha riconosciuto come l'iniziatore della New Wave israeliana, lui con i suoi toni antiretorici, espressione della poetica della polide, della condizione umana e non solo di quella ebrea. Forte il legame fra Natan Zach ed il nostro paese, da lui definito come una sua seconda patria.
Non è mancato il ringraziamento del poeta al Magnifico Rettore dell'Università, alla giuria e al Presidente Tiboni, in cui ha spiegato il suo legame con l'Italia e si è definito “un uomo del ventesimo secolo” che ha visto lo scorrere degli eventi ed in particolare ogni atrocità commessa, comprese quelle attuali in Israele dovute alle differenze religiose (forte dunque il suo appello perché la pace non venga sepolta). Dopo la cerimonia sono state lette delle poesie inedite del grande poeta.

13/04/2010 16.14