Al Michetti la personale di Tomas Rajlich

Alessandro Biancardi

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FRANCAVILLA AL MARE. Sabato 27 marzo alle ore 18 verrà inaugurata presso il Museo Michetti di Francavilla al Mare una mostra personale dell'artista Tomas Rajlich (Repubblica Ceca, 1940).
Fuoriuscito dalla Cecoslovacchia nel 1969, in seguito all'invasione dell'esercito sovietico, e vissuto sino ad oggi in Olanda, Rajlich è diventato uno dei più importanti pittori astrattisti operativi in questo paese negli ultimi decenni. La mostra – che sarà aperta al pubblico fino al 16 maggio 2010 – è documentata da un catalogo edito da Silvana Editoriale, con testi di Silvia Pegoraro, Claudia Rajlich e Alberto Zanchetta.
Negli anni ‘70 del secolo scorso, Tomas Rajlich diventa una delle figure di riferimento di quella corrente pittorica che si muove in direzione di un'analisi del linguaggio pittorico e di un processo di scomposizione dello stesso per isolarne gli elementi costitutivi, in consonanza con le esperienze del minimalismo e del concettualismo, ed anche sulla scia della sferzata radicalmente dissolutoria e letteralmente “azzerante” di esperienze come Azimut, Zero, Nul, quindi di artisti come Manzoni e Klein. Le espressioni più diffuse coniate per descrivere tale corrente sono “pittura analitica” e “pittura-pittura”. Si tratta comunque di una “pittura fondamentale”, volta a indagare la morfologia e il senso dei propri fondamenti. Rajlich ne è dunque uno dei protagonisti, e incrocia nell'ambito delle grandi mostre dell'epoca altre figure forti del panorama europeo e americano, da Ryman a Richter, da Charlton a Martin .
Sin dalle prime fasi della sua ricerca, le tele di Rajlich mostrano il “fondamento” della pittura, non diversamente dai lavori contemporanei dei pittori minimalisti americani. I suoi primi dipinti sono caratterizzati da una qualità modulare – la griglia, la quadrettatura, che costituisce una sorta di suo “marchio di fabbrica” – mentre le opere del Rajlich più maturo mostrano un più complesso modo di risolvere l'idea-chiave che la pittura sia un'entità autoriflessiva. I suoi monocromi più recenti - dagli anni '90 ad oggi - esplorano la combinazione dell'impersonale, del gestuale e della forza creativa della luce; sono variazioni sull'intensità, la luminosità e la consistenza della pittura. La sensibilità dell'artista
emana dalla sottile modulazione della pittura sulla tela, ma ad essere enfatizzati sono soprattutto il colore e la luce, che muta perennemente la superficie dipinta. Rajlich crea sensibilissime tessiture di materia-colore , che la luce sembra impregnare della sua stessa linfa vitale, sino a cancellare il confine tra vista e tatto, creando una suggestiva coincidenza tra di essi : come se il nostro sguardo potesse toccare le superfici di queste tele, e insieme il potenziale tocco delle nostre mani ci permettesse di percepirne l'immagine.
Dopo i maestosi panorami desertici di Nul, il nobile gelo di Morris e Andre, il concettualismo architettonico bidimensionale dei Walls di LeWitt, il lavoro di Rajlich afferma l'ineludibile suggestione di un “fare” pittorico che rinvia a Malevič, a Mondrian, a Reinhardt, in cui il rigore “concettuale” e strutturale non esclude un'apertura raffinata e calibrata al mondo dei sensi e della percezione.
Per Rajlich la pittura è un'attività metamorfica, che continuamente trasforma se stessa, chi la pratica, chi la guarda : permette all'uomo di creare un gioco dialettico dove il sapere e il fare – il vedere e il toccare – si uniscono per dare origine a una dimensione artistica non mistica né metafisica, eppure animata da una forte tensione conoscitiva ed emotiva.
La mostra presso il Museo Michetti di Francavilla al Mare propone un percorso che parte da alcune opere storiche degli anni '70 e si concentra sui lavori dagli anni '90 ad oggi.

26/03/2010 9.03