A Fara Filiorum Petri una farchia in più per ricordare L'Aquila

Alessandro Biancardi

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FRA FILIORUM PETRI. Chi ha avuto modo, in queste fredde notti, di percorrere il territorio di Fara Filiorum Petri, noterà di certo con gran meraviglia che sono ancora in funzioni le luminarie natalizie.
Non è una casualità o una dimenticanza della pubblica amministrazione se consideriamo che le luci di Natale permangono anche sui balconi e nei giardini privati dei suoi abitanti, bensì una nuova tradizione che si consolida con quella più antica del paese.
Qui e in tanti altri paesi d'Abruzzo le festività natalizie si concludono con il Sant'Antonio.
Seppur temporalmente distinte la festa delle “Farchie”, per intenderci, prolungano quelle di dicembre ma prendono avvio proprio qualche giorno dopo l'Epifania.
I ragazzi e gli uomini dei vari borghi rurali iniziano alla lavorazione della propria “farchia” il primo fine settimana utile e le stesse contrade diventano o tornano ad essere il centro del proprio mondo, luogo di incontro di identità e di comunanza.
La tradizione farese vuole che fu proprio Sant'Antonio Abate, nel 1799, a bloccare l'avanzata dell'esercito francese sulle colline della Selva incendiando gradi alberi di querce.
La leggenda seppur incarnata su un fatto relativamente vicino ai tempi nostri non riesce a nasconde una ritualità molto più antica e profonda del territorio compreso tra le valli del fiume Foro e dell'Alento.
I lunghi fasci di canne, legati da salice rosso, la particolare cura nella realizzazione da parte degli uomini, il loro innalzamento manuale e il suo incendio propiziatorio e votivo costituiscono elementi antropologici di antica memoria.
Il fuoco purificatore infatti esorcizza il male, da calore e luce d'inverno come l'acqua pura che disseta, da vita e feconda la terra nella calda stagione.
Insomma l'uomo, davanti al mistero della natura pone a contatto con il “soprannaturale” i riti, le leggende e le proprie credenze.
Forse anche per questo motivo che i faresi quest'anno hanno deciso di avere una farchia in più nel piazzale della chiesa di Sant'Antonio.
Nelle ore pomeridiane di domani verrà innalzata insieme alle altre una che non rappresenta una contrada farese ma un'intera città, quella de L'Aquila.
Il capoluogo d'Abruzzo, la tragedia del terremoto e le sue vittime verranno ricordate con una vera e propria farchia.
Sarà presente per l'occasione una delegazione di una frazione della città, Collefracido nello specifico, la contrada aquilanna che grazie alla solidarietà di diverse associazioni di Roccamontepiano, Fara Filiorum Petri, Pretoro e Guardiagrele stanno realizzando un centro polivalente aggregativo per la piccola comunità.
Uno strappo alla regola, quella della farchia in più, condiviso da tutti i faresi.
Un doveroso omaggio alla tragedia aquilana e un segno di solidarietà che in questi giorni si agginge a quella verso le popolazioni sconvolte di Haiti.
Forse anche questo gesto è un modo per accomunare le due comunità, ma anche un modo per ringraziare e chiedere, per ogni cosa, la protezione a Sant'Antonio.

16/01/2010 11.00