Tecnici afghani restaurano reperti abruzzesi

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Termina in questi giorni il restauro del letto in osso proveniente dagli scavi di Navelli, in provincia de L'Aquila, affidato a un gruppo di tecnici afghani presso l'Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro a Roma.
Si tratta del progetto di cooperazione tra il Ministero della Cultura della Repubblica Islamica dell'Afghanistan e il Ministero per i Beni e le Attività culturali che per il 5° anno consecutivo ha consentito a 5 allievi provenienti dal National Museum of Kabul di seguire il corso di “ Formazione di base per operatori nel campo del Restauro di manufatti mobili”.
Nel 2007 in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Abruzzo, gli allievi del corso hanno seguito uno stage presso il Museo della Preistoria di Celano: «proprio in quel periodo emerse dagli scavi a Navelli il letto in osso-spiega il dottor Vincenzo D'Ercole,archeologo della Soprintendenza per i beni archeologici dell'Abruzzo- ed in quella occasione che è nata l'idea di far restaurare il letto di Navelli agli operatori del Museo di Kabul, coordinati dalla dottoressa Giovanna De Palma, archeologa dell'I.S.C.R.».
Infatti il corso teorico-pratico di 70 più 150 ore ha previsto la diagnostica di base per la valutazione dello stato di conservazione, e relativa documentazione; ed i primi interventi di pulitura, consolidamento, riadesione di frammenti e rimontaggio di materiali eburnei ed ossei (osso ed avorio).
Sono più di 100 i resti di letto in osso rinvenuti in Abruzzo, ma quello di Navelli (emerso durante i lavori di ampliamento della strada statale 17) è il 4° tra i meglio conservati e recuperati nelle necropoli abruzzesi,dopo quello più famoso di Collelongo, e quelli di Fossa e Bazzano.
Proveniente dalla tomba numero 4 della necropoli di Incerulae (in territorio di Navelli) e risale agli inizi I° secolo dopo Cristo in età Giulio Claudia.
La caratteristica di questo letto è l'apparato iconografico: per la prima volta sul cuscino (fulcrum) è ritratto Apollo che suona la cetra, mentre sulla gamba del letto sono ritratte figure femminili (ménadi) che danzano al suono di tamburello.
«Queste caratteristiche-spiega D'Ercole-sono una novità per l'Abruzzo, poiché fanno supporre un'importazione di questo letto da Aquino, nel Lazio merdionale».
Il lavoro di restauro dei tecnici afghani (che hanno restaurato anche una spada in ferro con manico e fodero in avorio proveniente da Ariccia) restituirà all'Abruzzo un manufatto archeologico importantissimo che completa il panorama dei letti in osso finora rinvenuti e offre l'opportunità di progettare una mostra per farli conoscere al pubblico.


23/10/2009 8.57