Il Mammuth ha resistito al sisma, ha perso solo qualche vertebra

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. E' l'opera più famosa e visitata del Museo Nazionale d'Abruzzo. Ed è anche quella che ha subito i danni minori dal sisma del 6 aprile scorso.
L'imponente scheletro di Mammuthu meridionalis vestinus risalente a un milione – un milione e duecento anni fa, è in buono stato, si sono staccate qualche vertebra e una costola che comunque non sono rotte, è in ottimo stato anche la struttura dove è conservato: il Bastione Est del Castello Cinquecentesco dell'Aquila che ospita il Museo e che non ha riportato lesione dagli ultimi eventi sismici.
Nella sala che ospita il Mammuth sono ancora integre le vetrine e i pannelli che espongono i reperti e il corredo che serve a contestualizzarlo.
Questo fa si che sia in sicurezza lo stesso reperto paleontologico che è costantemente monitorato dai tecnici del servizio geologico e paleontologico della Soprintendenza ai beni Archeologici per l'Abruzzo.
In particolare si sta pensando ad un intervento a scopo precauzionale che userà tappeti di gommapiuma da sistemare sul pavimento, mentre verrà imballata una la difesa (zanna) originale che non è stata posizionata sul cranio al momento della ricostruzione dello scheletro e che attualmente è poggiata ai piedi del Mammuthu.
Per il momento i tecnici escludono uno spostamento dello scheletro anche per le dimensioni imponenti dello stesso che necessititerebbe di una delicata ed attenta operazione di smontaggio e ricovero; si tratta, infatti, di uno scheletro alto 3 metri e mezzo al garrese e 4 metri e 55 centimetri al cranio.
E' previsto invece un ordinario intervento di restauro conservativo, che era già stato preventivato prima dell'evento sismico, e che sarà effettuato nel più breve tempo possibile.
Il Mammuthu meridionalis vestinus, precedentemente identificato come Elephas Meridionalis Vestinus e Archidiskodon meridionalis vestinus, è uno dei simboli della città dell'Aquila e il fatto che questo terremoto non l'abbia danneggiato rappresenta un motivo di speranza per una popolazione che, subito dopo il suo ritrovamento e primo restauro, ebbe un moto di protesta spontaneo contro la decisione di esporlo in altre città o sedi.
Il mammuth, come viene amichevolmente chiamato, dal giorno del suo ritrovamento, il 25 marzo del 1954 a Scoppito, è sempre rimasto a L'Aquila.
Si tratta di un esemplare unico perché, nonostante fosse molto diffuso in Italia centrale, è arrivato fino a noi praticamente integro perché rinvenuto in una zona, località Madonna della Strada, durante i lavori in una cava di argilla (i sedimenti dell'antico lago quaternario della conca dell'Aquila), litologia che ne ha permesso l'eccezionale condizioni di fossilizzazione e conservazione.

22/04/2009 15.16