Con il Fai alla scoperta della Chieti artistica

Alessandro Biancardi

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Con il Fai alla scoperta della Chieti artistica


CHIETI. “Il suono ed il sonno” di Basilio Cascella, e - di fronte - il “Christus imperat” di Valerico Laccetti (pittore realista vastese, allievo di Filippo Palizzi).
Sono i due capolavori del tardo 800 abruzzese che a Chieti hanno impreziosito l'itinerario del Fai, nella due giorni dedicata alla riscoperta del patrimonio artistico nascosto.
Questo l'itinerario scelto: Piazza Valignani (“il pozzo” nel linguaggio popolare, in ricordo di questo manufatto antico che sorgeva proprio al centro della strada), piazza Umberto, Ipogeo romano sotto la Prefettura, Teatro Marrucino, Palazzo Martinetti Bianchi con il Museo Costantino Barbella.
In chiusura la visita al Palazzo del Governo e alla residenza del Prefetto che ha gentilmente concesso di ammirare le due grandi tele nel salone delle Feste.
Dal “pozzo” non più piazza, ma incrocio su cui si affacciano il palazzo dell'Arcivescovado (1460, vescovo Colantonio Valignani) con la bella Torre merlata e la ex sede della Banca d'Italia (sorta nel 1920 sulle rovine di un altro palazzo Valignani, crollato per il cedimento delle fondazioni che insistevano sul vuoto dell'ipogeo romano) si arriva a Piazza Umberto, con l'ingresso nella struttura romana. Un vano di 60 metri per 30 che si allunga fino sotto la Provincia e che non era una cisterna come comunemente si pensa, ma un magazzino costruito nella seconda metà del primo secolo d.C. per la conservazione delle derrate alimentari da distribuire alla plebe.
Piove dalle volte a crociera e dalle pareti in opus cementizio romano, ma è acqua chiara, cioè una perdita dell'acquedotto moderno ed è l'unico punto in cui si nota il brusìo degli studenti di due classi dell'Itcg Galliani che partecipano alla visita.
Poi, a sorpresa, le bellezze dei Palazzi Massangioli, Bassino e Paone, che si affacciano su piazza Umberto I (una lapide ricorda che qui il re dormì una notte) vengono illustrate da alcuni giovani aspiranti “Cicerone”.
Si tratta di allievi dell'Itis e dell'Istituto d'arte che il Fai ha coinvolto in queste due giornate artistiche (Liceo Classico e Liceo scientifico non hanno nemmeno risposto all'invito....) e che si sono ben comportati, dopo aver vinto l'emozione del debutto. Scorrono le decorazioni in terracotta di Palazzo Massangioli (non visitabile perché in fase di restauro) e il bugnato originale fine '500 di palazzo Paone.
All'ingresso del Teatro («ci sono tutti quelli della seconda B?», si chiede ansiosa una prof) ci accolgono i Paggi di Barbella e seduti in platea ci viene illustrata la nascita del Teatro nel 1813 (inizialmente si chiamò San Ferdinando), i suoi restauri e le sue inaugurazioni con la Cenerentola di Rossini. Poi il Museo Barbella e la visita all'appartamento del Prefetto, con le grandiose tele di Cascella e di Laccetti.
«Un pronipote di questo artista vastese – ci spiegano – è venuto più volte con i familiari dagli Usa, dove risiede, per ammirare questo quadro ed ha scoperto nei protagonisti i volti dei nonni e dei bisnonni. Un'emozione incredibile».
Fuori, all'uscita del palazzo del Governo, due fidanzatini alla Peynet si baciano prima di tornare in classe.

Sebastiano Calella 30/03/2009 9.02