"Credevo bastasse amare", la tragedia di Silvia Luciani in un libro

Alessandro Biancardi

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"Credevo bastasse amare", la tragedia di Silvia Luciani in un libro
ABRUZZO. Come hai fatto a sopravvivere alla sua morte? «Io non sono sopravvissuto, io sono morto con lei».
Alessio Masciulli, 30 anni risponde così e mi spiazza. Alessio era il
fidanzato di Silvia Luciani, uccisa il 25 maggio 2006, a soli 24 anni,
in un incidente stradale avvenuto a Cugnoli, dove viveva con la sua
famiglia.
La sua storia fece molto parlare non solo per la tragicità degli
eventi ma anche perché la mamma di Silvia chiese all'Università di
Chieti di conferire alla figlia la laurea in psicologia.
Silvia aveva finito tutti gli esami, doveva solo discutere la tesi il
3 giugno. La laurea però non arrivò. «Non fa parte delle regole»,
risposero dalla D'Annunzio e per la giovane fu preparata una simbolica
pergamena.
Alessio, compagno di Silvia per 11 anni, non ha superato ancora la
tragedia ma le ha regalato un grande tributo.
Ha scritto dell'amore per lei in un libro che si chiama "Credevo
bastasse amare" che sarà presentato martedì 2 dicembre alle 18 alla
libreria Edison di via Carducci.
In quelle pagine Alessio ha rivissuto gli attimi dopo la tragedia, gli
ultimi istanti con lei. Scrivere per fermare il dolore o forse per
imprimerlo nero su bianco. Scrivere invece di urlare la disperazione.
Scrivere anche per tornare a vivere, se quella può essere ancora una
vita.
Alessio oggi ha 30 anni, è un perito elettronico, lavora come operaio
in una piccola ditta. Ama scolpire il legno e fare oggetti artistici,
dipingere, suona la chitarra in un gruppo e scrive canzoni. Adora
andare in moto e a volte parte all'avventura senza meta anche per
giorni. Ed è allora che nascono parte dei suoi scritti.

Come è nata l'idea di questo libro?


«E' nato tutto per caso. Tre giorni dopo la sua scomparsa mi sono
messo al pc e ho diviso con lui le mie emozioni cercando di scaricare
il mio dolore su fogli bianchi. Poi dopo qualche tempo mi sono
accorto che avevo scritto tantissimo e l'ho fatto leggere ai miei
amici. In seguito ho deciso di contattare degli editori per la
pubblicazione e il libro ha preso vita».

Quanto è stato doloroso scrivere questo libro?

«Tantissimo. Perché su ogni pagina lasciavo un pezzo della mia vita».

Come si fa a sopravvivere alla morte di una compagna che va via
così presto? Dove hai trovato la forza?


«Secondo me non si sopravvive, ma si muore inevitabilmente. Ci sono
due tipi di morte, una fisica e l'altra dell'anima. Io sono morto dove
nessuno sa vedermi. Morire a 25 anni per una stupida causa lascia un
segno indelebile a chi sta accanto. La forza per andare avanti me l'ha
lasciata Silvia stessa con i sui 11 anni d'amore e consigli. Mi ha
trasformato la vita rendendomi quello che sono. Sicuro di me stesso e
deciso come non lo sono stato mai».

Stavate insieme da 11 anni. Chissà quanti sogni e quanti progetti
avevate…


«Sì, di progetti ne avevamo tanti. Volevamo fare una vacanza insieme
perché in 11 anni per vari motivi non abbiamo mai passato dei giorni
di ferie assieme. Lei voleva andare a Londra e io presto ci andrò.
Volevamo costruirci una casa semplice e viverci le giornate con lo
stesso amore e con la stessa intesa che ci ha accompagnato in questi
anni».

Cosa pensa la sua famiglia del libro?

«La sua famiglia è felice del libro e della forza che ho mostrato
nello scriverlo. Mi sono sempre stati vicino con tutto il cuore e
tutt'ora mi considerano un figlio. Finché vivrò quella sarà anche casa
mia e vorrò un bene dell'anima a tutti».

Cosa pensi del fatto che l'università non gli abbia concesso la laurea?


«Dall'università sono stato profondamente deluso per la decisione
presa e per la freddezza con la quale la madre di Silvia è stata
trattata. Forse avranno le loro regole interne e tutto il resto, ma di
fronte a tanta dolcezza e a una richiesta del genere credo potevano
fare uno strappo alla regola e rendere felice la madre di Silvia con
una vera laurea. In fondo gli esami erano stati superati tutti con
successo, mancava solo la tesi».

Quando l'avevi vista l'ultima volta?

«La domenica prima dell'incidente. Eravamo stai in moto assieme in
montagna. Mi ha salutato la sera dicendomi "Ciao Ale..ci vediamo
presto"».

Come la ricordi oggi?

«Oggi la ricordo bellissima come sempre, con un sorriso dolcissimo
mentre mi guarda e mi dice «Ale starò sempre al tuo fianco, non
scordarlo mai». Me lo diceva ogni volta che ero triste per qualcosa».

Adesso sei pronto ad amare ancora?

«Non lo so, non nego che ci ho provato più volte senza buoni
risultati. Io credo che l'amore sia come la vita, una sola
possibilità. La mia è stata Silvia, difficile che il mio cuore possa
battere di nuovo così. Però chissà..»

a.l. 24/11/2008 9.28