Premio Russo, i grandi di ieri e le nuove leve del giornalismo di guerra

Alessandro Biancardi

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Premio Russo, i grandi di ieri e le nuove leve del giornalismo di guerra
FRANCAVILLA AL MARE. «Non ho mai visto i giornalisti girare per il Kossovo o tutte quelle altre zone che io giravo, sempre con sacrificio e rischio, per dare una registrazione puntuale di quello che accadeva».
Si è aperta con la voce di Antonio Russo la settima edizione del premio giornalistico sul reportage di guerra a lui intitolato, che si è svolto sabato scorso.
Russo, che giornalista formalmente non era perché non aveva la tessera, era in realtà molto più giornalista di altri colleghi che lavoravano dagli hotel e «ricucivano», come diceva lui, «le notizie delle agenzie di stampa».
Sei i premi assegnati quest'anno. Secondo il presidente della giuria Aldo Forbice «è sempre difficile trovare i vincitori, perché per fortuna ci sono ancora tanti professionisti che vanno in giro per il mondo per raccontare la verità».
Presentatrice della serata è stata l'attrice Daniela Poggi, che è tornata al timone della manifestazione dopo 3 anni di assenza. E' intervenuta anche la cantante Paola Turci che si è esibita in tre brani e l'attore Alessio Tessitore.
Il premio speciale alla carriera è andato a Vittorio dell'Uva, inviato del Mattino, in pensione da qualche mese. «Non c'è guerra che lui non abbia raccontato», ha scritto la giuria nella motivazione del riconoscimento. «E' stato testimone e protagonista, fermato e arrestato, ha girato tutto il mondo».
Per Dell'Uva la pensione è un momento «dove cominciare a cambiare le abitudini. Non detengo nessun segreto nascosto della mia professione», ha detto, «ma
ai giovani che si avvicinano a questo mestiere vorrei consigliare la prudenza, verso se stessi e gli altri. Non esistono vere protezioni o scorte affidabili», ha detto ancora. «Ci sono persone che per un soldo in più ti venderebbero a chiunque».
Secondo il giornalista il vero segreto è «non farsi prendere troppo da questo mestiere. Abbiamo una grande responsabilità verso la società che ultimamente è particolarmente assente e presa da fuochi fatui».
Il premio della sezione Carta stampata è andato a Barbara Schiavulli, trentenne reporter free lance «armata di gran coraggio», ha scritto la giuria, «che da sola e senza soldi è partita correndo ogni genere di rischio».
«Una volta a Baghdad», ha raccontata la giornalista che collabora tra gli altri con L'Espresso e La Stampa, «ero in compagnia della mia traduttrice. Ci hanno fermato i miliziani al Sadr e ho finto di essere sordo muta. “Poverina, così carina”, hanno detto e per fortuna ci hanno lasciato andare».
La giornalista ha poi detto di non sentirsi particolarmente coraggiosa: «penso che ci siano cose più importanti del rischio e penso che ci siano storie che meritino di essere raccontate».
Per la sezione fotografia è stato premiato Elio Colavolpe dell'agenzia Emblema. Il fotoreporter ha raccontato di essersi trovato spesso davanti a scene drammatiche: «ho scattato perché in quel momento mi trovavo nella scena ma sono foto che non sono mai uscite dagli archivi dell'agenzia. Non ha senso far vedere delle immagini che per la loro crudeltà definisco pornografiche».
Per la sezione Radio il riconoscimento è andato a Lao Petrilli
di Radio Dimensione Suono. Petrilli aveva conosciuto Russo nei Balcani. «Quando guardi i bambini negli occhi», ha detto il giornalista, «capisci il vero dramma di quello che ti circonda e nel loro comportamento trovi un' ancora di salvezza».
Il premio alla memoria è stato assegnato a Oriana Fallaci e il premio è stato ritirato da Valeria Palumbo. «La Fallaci», ha scritto la giuria, «dimostrava incredibile coraggio. I suoi libri raccolgono inchieste reportage delle zone più calde del mondo. Scrittrice di razza ha dimostrato di non fermarsi mai davanti a niente».
Il premio per la sezione televisione è andato invece all'inviata Rai Lucia Goracci «capace di raccontare con precisione, trasparenza e freschezza ciò che vede».
Prossima missione della giornalista «seguire le presidenziali americane dall'Iran. Sarà molto stimolante».
A chiudere la serata, come sempre, la mamma di Antonio Russo, Beatrice che ha ringraziato tutti i premiati: «conoscere e portare alla ribalta le tragedie del mondo è infondo la prima e più importante considerazione per arrivare alla pace».
Alessandra Lotti 20/10/2008 11.29