Il Guerriero di Capestrano preso in ostaggio dalla cattiva amministrazione

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Manca il certificato di prevenzione incendi e l’impianto anti-intrusione non è stato attivato. Per queste ragioni sono state sospese le attività del Museo Archeologico Nazionale di Villa Frigerj a Chieti. Il polo museale è il più importante della città: all'interno è possibile visitare il famoso guerriero di Capestrano, da decenni simbolo nel mondo dell’Abruzzo. L'OPPOSIZIONE ALL'ATTACCO: «DECISIONE SCONCERTANTE»
Questo il provvedimento preso da Anna Maria Reggiani,Direttore Regionale per i beni culturali, dopo le proteste degli operatori alla vigilanza, affiancati dalla Rsu e dalle organizzazioni sindacali, che avevano proclamato lo stato agitazione per le gravi carenze dei sistemi di sicurezza al Museo.
«La città di Chieti», dice Giuseppe La Spada, segretario provinciale della Uil-Beni culturali, «è priva di un importantissimo polo culturale, ma è chiaro che le responsabilità sono tutte di dirigenti e funzionari del Ministero per i beni culturali che in questi anni hanno avuto finanziamenti per risolvere i problemi,da sempre denunciati dai lavoratori, e per adeguare il Museo alle normative vigenti in materia di sicurezza. A partire dal precedente Direttore Regionale Di Paola, che ha approvato perizie di lavori per 650 milioni di euro;ai responsabili del procedimento degli stessi interventi, al responsabile della sicurezza del Museo e allo stesso Soprintendente, che non ha verificato le carenze della struttura Museale: tutti hanno causato la chiusura del Museo Archeologico Nazionale».
Secondo il sindacato di categoria a questi i cittadini di Chieti dovrebbero chiedere conto se dopo quasi 50 dalla sua inaugurazione (1959) il Museo per la prima volta resta chiuso.
Gli operatori alla vigilanza insieme con la RSU e le organizzazioni sindacali hanno denunciato una «situazione insostenibile», fatta di «balletti di responsabilità tra dirigenti e funzionari».
«Ma sulla sicurezza», aggiunge La Spada, «non si può transigere, né per chi lavora nel Museo, nè per i visitatori che entrano in un luogo pubblico».
Lavoratori, Rsu e Organizzazione Sindacali ribadiscono «il senso di responsabilità che fino ad oggi ha consentito di tenere aperto il Museo Archeologico di Chieti, nonostante le gravi carenze denunciate, ma non sono più disponibili ad assistere al balletto delle responsabilità e al rinvio della soluzione dei problemi in materia di prevenzione e sicurezza».

21/05/2008 16.01

L'OPPOSIZIONE ALL'ATTACCO: «DECISIONE SCONCERTANTE»

«Una nuova tegola si abbatte sulla città di Chieti e sul suo patrimonio culturale», ha commentato il consigliere regionale Bruno Di Paolo, capogruppo della DCA
«Questo è uno smacco terribile. Chi ha responsabilità dirette in questa vicenda deve venire allo scoperto e spiegare come sia stato possibile, in tutto questo tempo, disinteressarsi dell'aspetto della sicurezza non solo della struttura e dei tesori in esso contenuti, ma anche dei lavoratori e dei visitatori che quotidianamente affollavano le sale del Museo».

«Credo che ormai sia emergenza piena per il centro storico della città», ha commentato invece il presidente di An Emiliano Vitale, « che man mano si va spegnendo ed è ormai lontana la magnificenza e lo splendore che lo hanno caratterizzato anni addietro, come cuore pulsante della città».
«C'è un deperimento totale», continua Vitale, «non basta solo un contributo "una tantum", ma c'è bisogno di una seria programmazione. Non so quale siano le intenzioni di chi ci amministra, di chi gestisce e le responsabilità, so soltanto che è sconcertante come l'amministrazione locale, pensando solo alle beghe interne di coalizione, non si attivi almeno a chiedere spiegazioni ed una immediata soluzione».