Allarme Lingua: «si festeggia un multilinguismo che non esiste»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Il 10 maggio scorso c'è stata a Firenze la celebrazione del multilinguismo all'accademia della Crusca. Critico il commento dell'associazione Allarme Lingua di Chieti Scalo che assicura: «oggi non c'è una multilingua, ma domina l'inglese».

Alla riunione per le celebrazioni c'era il fior fiore della intellettualità nazionale e non: i membri della Crusca, anche esteri, Real Academia Española, Accademia di Svezia, Unesco, Dante Alighieri, responsabili di direzioni generali di promozione culturale e rappresentanti del Governo.
E nonostante la festa sia riuscita l'associazione Allarme Lingua è critica.
«Le lingue di lavoro», spiega il coordinatore Giorgio Bronzetti, «si sono ridotte a tre (inglese, francese, tedesco) ma quella che praticamente viene usata è una sola, l'inglese. E' quindi tutta una presa in giro? Anche a giudicare dall'ultimo rapporto, fatto proprio dalla Commissione, di Amin Maalouf, anche lui presente e festeggiato, che vorrebbe che ogni cittadino europeo adottasse una seconda lingua (anche l'urdu) come propria, si cerca ogni mezzo, anche quello illusionistico, per farci digerire la pillola dell'imposizione dell'inglese».
Durante la cerimonia il commissario per il multilinguismo Leonard Orban ha detto chiaramente che «le lingue non devono essere utilizzate come strumenti per dividere».
«Intanto», replica Bronzetti, «i bandi per l'assunzione di personale e per gli appalti della Comunità europea vengono pubblicati soltanto in inglese, tedesco e francese».
Gli unici a protestare, a quanto pare finora, sono stati gli esperantisti che hanno emesso un comunicato ripreso da qualche agenzia dal titolo "Senza la lingua internazionale esperanto non ci può essere multilinguismo giusto nell'Unione europea".
«Purtroppo», continua il coordinatore dell'associazione teatina, «questa affermazione lascia il tempo che trova in quanto propone una specie di chimera. In effetti invocare l'esperanto come unica garanzia di multilinguismo appare certamente categorico ed ingenuo agli addetti ai lavori compresi i cruscanti che considerano l'esperanto tuttalpiù una lingua pret-à-porter per scambisti di francobolli».

12/05/2008 10.48