Tre giorni in mostra: "Less is more", la conseguenza di essere "essere umano"

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Il Deposito dei Segni inaugura la tre giorni della mostra “Less is more – la conseguenza di essere “essere umano”, di Jörg Christoph Grünert. L’appuntamento è per le 18 all’ex mattatoio di via Gran Sasso; la mostra sarà visitabile, ad ingresso gratuito, anche il 9 e il 10 novembre dalle 18 alle 20.
«La costellazione della mostra – spiegano Cam Lecce e Jörg Grünert del Deposito dei Segni – viaggia intorno a concetti e forme legate all'anatomia umana. Le opere presenti si collegano, riflettono e sublimano il substrato e le conseguenze dell'essere umano nella sua dimensione comunicativa, sociologica e storica e nelle conseguenze che gli si imprimono addosso come essere umano, fino alla fisiognomica e alla fisiologia, ossia la sua anatomia.».
La mostra ripercorre un arco esistenziale, esperienziale e biografico dell'artista Jörg Cristoph Grünert, fatto di incontri, arrivi, partenze, spostamenti, riflessioni e osservazioni sull'essere umano colto nel fluire del suo quotidiano: guardando i passanti per strada seduto all'Off-Broadway Café della Ehrenstrasse, osservando un mendicante ai bordi di Piazza Neumarkt a Köln; visitando il Landwehrkanal a Berlino, in cui furono gettati i corpi di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht; ascoltando il fragore dei corpi bagnati e ammassati lungo le rive del Danubio a Budapest per la festa del patrono; discutendo con il cineasta Christian Ghazi al Ta Marbuta Cafè a Beirut …

La produzione in mostra in “LESS IS MORE” attraversa un arco temporale che va dal 1991 al 2007 ed offre allo sguardo dello spettatore lavori che non seguono uno stile unitario.
Si va da opere strettamente figurative (ritratti di ferite e morti in guerra; la sofferenza delle carestie; i senza tetto; e come esempio di cultura non superata il ritratto di Antonin Artaud, visionario del teatro e della vita) ad opere più espressioniste ("angeli" scolpiti in legno e modellati in stoffa, ferro e polveri) a forme astratte e concettuali (sculture e installazioni emblema della fragilità, finitezza, incomunicabilità come la "torre", i "contenitori pensanti", la "verticalità piombante", "hommage a la liberté”).
«La mostra non rappresenta l'uomo nella sua cifra anatomica – conclude l'artista Jörg Grünert – ma piuttosto curare una metacomunicazione sull'essere umano stesso: una possibilità per lo sguardo sensibile di cogliere il silenzio del sé che, se pur nella drammaticità del proprio vivere, può comprendere sfumature del reale e far scaturire una reazione all'abnegazione del passire quotidiano».

05/11/2007 11.10